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I tuttologi, l’arroganza del potere, il mistero dei ventiquattro consiglieri e i cittadini ignorati

Autore: Sergio Cirlinci Visualizzazioni: 179 Tempo di lettura: 5 Pubblicato il: 28/08/2026
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Amministrare un piccolo comune è un’arte nobile, quasi mistica, che richiede virtù rare come l’ascolto, la concretezza e, soprattutto, l’incredibile dono di riconoscere i propri limiti.

Un dettaglio, quest’ultimo, che spesso sfugge a chi confonde una fascia tricolore o un incarico assessoriale con un’improvvisa illuminazione divina sulla fisica quantistica, l’urbanistica, la botanica etc.

In molti municipi aleggia una strana convinzione: l’atto di nomina ad assessore trasforma automaticamente qualunque cittadino in uno scienziato luminare.

È così che assistiamo a scene di piccolo teatro, dove, ma è un esempio, la delega alla Bilancio e Programmazione Economica viene affidata a chi non sa distinguere un debito fuori bilancio da un scontrino della spesa.

Affidare la gestione del territorio a chi non ne sa nulla, pretendendo pure di fare da soli senza chiedere aiuto, equivale esattamente a far progettare e costruire un grattacielo al proprio pizzaiolo di fiducia, magari la stesura dell’impasto è eccezionale, ma alla prima raffica di vento la struttura crolla, seppellendo il quartiere sotto una montagna di macerie e di gaffe.

L’arroganza di non voler consultare un tecnico competente porta a commettere errori così grossolani che persino uno studente delle medie provocherebbe meno danni, basterebbe un po’ della famosa “sinergia”.

Nessuno pretende che un assessore nasca esperto di ogni disciplina, la tuttologia è una patologia, non un merito, ma un minimo di umiltà nell’andare a lezione da chi la materia la domina eviterebbe figuracce monumentali, danni, spesso irreparabili, e sprechi di denaro pubblico.

Un’amministrazione decente si riconosce da cose dolorosamente semplici.

Innanzitutto con una dialettica da esseri umani: parlare con i cittadini non significa calare dall’alto supercazzole in burocratese arcaico per sembrare dotti.

Se c’è una buca in via Roma, ai cittadini non serve una dissertazione sull’usura molecolare dell’asfalto redatta in politichese, serve che la buca venga coperta.

C’è poi bisogno di una presenza reale, non di semplici spot.

La presenza sui canali digitali e nelle assemblee pubbliche dovrebbe servire a dare risposte concrete, non a collezionare approvazioni facili o a scaricare le responsabilità sulla precedente giunta.

Infine, serve un lavoro di squadra vero, non certo quello a cui assistiamo dove una parte del partito di maggioranza attacca il suo stesso sindaco.

Circondarsi di collaboratori capaci e non di semplici collaboratori compiacenti richiede coraggio, ma è l’unico modo per evitare che il decoro urbano diventi una barzelletta. Mantenere puliti i parchi, asfaltare le strade senza dimenticarsi i tombini sotto lo strato di catrame e lasciare che i cittadini attivi si prendano cura del verde pubblico non sono opere di ingegneria aerospaziale. Basta solo un pizzico di competenza, molta meno presunzione e la consapevolezza che, per fare un buon lavoro, prima di parlare bisogna imparare ad ascoltare.

Quando un amministratore commette banali errori di valutazione o sceglie la via del silenzio di fronte alle domande della comunità, non dovrebbero essere solo i singoli cittadini a doversi trasformare in detective per chiedere conto e ragione.

A contrastare queste storture dovrebbero pensarci i nostri rappresentanti, eletti precisamente per portarne le istanze nelle aule istituzionali.

Nell’assemblea cittadina siedono ben 24 consiglieri: quello che non sente o sfugge a uno non dovrebbe teoricamente sfuggire agli altri 23.

Se una maglia del genere sfugge all’intera assise, allora la domanda sorge spontanea: che ci state a fare lì dentro?

E soprattutto, cosa producono le innumerevoli commissioni a cui partecipate e che vi consentono di raggiungere il massimo compenso consentito dal regolamento comunale?

A Caltanissetta, per fare un esempio concreto, il tetto massimo mensile per il pagamento dei gettoni di presenza dei consiglieri è fissato a ben 3.220,00 euro lordi, a seguito dell’aumento del 68% approvato e votato dalla maggioranza, nel gennaio 2025, e dalla rappresentante del M5S.

Di fronte a cifre simili, pretendere competenza, vigilanza e risposte puntuali non è un azzardo, ma il minimo sindacale. Ad Maiora

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