Il gioielliere di Grinzane Cavour si è costituito a Bollate dopo la sentenza a 14 anni e 9 mesi. Le sue parole di fronte all’esecuzione della pena e le reazioni della politica.
Si è conclusa nel modo più drammatico la vicenda giudiziaria di Mario Roggero, il gioielliere settantaduenne di Grinzane Cavour (Cuneo). L’uomo si è costituito nel pomeriggio del 17 luglio presso la casa di reclusione di Milano-Bollate, in seguito all’ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Asti, arrivato dopo la conferma della condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione da parte della Corte di Cassazione per l’omicidio di due rapinatori nel 2021.
L’ingresso in istituto e lo shock emotivo
L’arrivo al carcere milanese alle ore 16:45 ha segnato un punto di rottura profondo per il commerciante piemontese. Secondo fonti interne all’istituto penitenziario, Roggero è apparso visibilmente provato ed è scoppiato in lacrime subito dopo aver varcato la soglia della struttura. Prima di consegnarsi alle autorità, l’uomo non ha nascosto la sua profonda amarezza di fronte ai microfoni dei giornalisti presenti, descrivendo la sua situazione come una condanna irreversibile a causa della sua età avanzata: “Come mi sento? All’ergastolo. Viva la giustizia italiana”, ha dichiarato con aperta polemica.
Il pentimento e il ricordo di quei tragici istanti Interpellato sulla natura delle sue azioni e su un eventuale rimorso, Roggero ha espresso un pentimento legato alla lucidità del momento successivo, ponendo l’accento sul terrore provato
durante l’assalto alla sua attività commerciale.
“Certamente sono pentito, ma col senno di poi. Bisogna trovarsi in quelle situazioni. Ho subìto un’ingiustizia. Ho reagito perché in quel momento ho avuto paura. Se lo rifarei? Non si può fare questa domanda, perché quando uno ha una pistola puntata in faccia ti spara per primo.”
Il gioielliere ha inoltre espresso dure parole nei confronti dell’ordinamento e della tutela delle vittime di reato, sostenendo che le attuali dinamiche normative finiscano paradossalmente per avvantaggiare la criminalità: “Questo è il massimo per i delinquenti che sono facilitati a continuare a rapinare e a rubare, tanto sono impuniti e anche risarciti. Fare l’esperienza del carcere a 72 anni credo sia una cosa estremamente difficile”.
L’istanza di sospensione e l’appello al Quirinale
Nelle stesse ore in cui veniva data esecuzione al provvedimento restrittivo, i legali della famiglia si sono attivati sul piano formale. La moglie di Roggero ha depositato ufficialmente una domanda di grazia indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnata da una richiesta di differimento e sospensione temporanea dell’esecuzione della pena.
Roggero stesso ha richiamato la massima carica dello Stato a una valutazione morale e di coscienza del caso, citando, non senza una punta di contestazione, precedenti storici e provvedimenti di clemenza del passato nel tentativo di far valere le proprie ragioni. La sua battaglia legale, tuttavia, non intende fermarsi ai confini nazionali: il commerciante ha
annunciato l’intenzione di ricorrere anche dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).
LE REAZIONI POLITICHE: L’INTERVENTO DI ANTONIO TAJANI
Il caso ha immediatamente riacceso il dibattito trasversale sulla legittima difesa e la proporzionalità della risposta nei reati contro il patrimonio. Sul tema è intervenuto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha espresso una posizione di comprensione verso la figura dell’uomo: “È giusto chiedere la grazia per un uomo che ha sbagliato, ma capire anche perché ha sbagliato. È sotto pressione, sotto violenza da tanti anni, e credo che sia giusto che la società lo
perdoni. Non è un pericoloso criminale”.
Una frattura nell’opinione pubblica
La vicenda continua a sollevare accesi confronti che vanno al di là dell’aspetto puramente normativo. Se da un lato una parte della politica e della cittadinanza si stringe intorno alla figura del commerciante, ritenendolo vittima di un sistema esasperante, dall’altro la decisione della Cassazione ribadisce i confini rigorosi imposti dalla legge italiana contro i tentativi di giustizia privata, lasciando aperto il profondo dilemma morale e sociale su dove termini il diritto di difesa
e dove inizi l’eccesso punibile.

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