La città di Genova si ferma nel giorno in cui l’aula bunker del tribunale pronuncia la storica sentenza di primo grado per
la tragedia del Ponte Morandi. A quasi otto anni da quel drammatico 14 agosto 2018, in cui il collasso del viadotto sul
Polcevera causò la morte di 43 persone, la giustizia ordinaria compie il suo primo passo fondamentale definendo
responsabilità e pene per una delle più gravi catastrofi infrastrutturali dell’Italia moderna.
Il Verdetto del Tribunale: I Numeri della Sentenza
La decisione del Tribunale di Genova giunge al termine di un iter giudiziario straordinariamente complesso durato
quattro anni e articolatosi in ben 284 udienze. Il bilancio del verdetto di primo grado stabilisce un quadro chiaro di
colpevolezza e profili di responsabilità, sancendo 32 condanne e 25 assoluzioni per i 57 imputati iniziali tra ex vertici
societari, tecnici e funzionari pubblici.
Le Principali Condanne Comminate
I giudici hanno inflitto pene severe, in particolare ai vertici operativi e tecnici delle società concessionarie e di controllo
dell’epoca, ritenuti responsabili delle gravi omissioni sul fronte della manutenzione e della vigilanza:
● Giovanni Castellucci (ex Amministratore Delegato di Autostrade per l’Italia e Atlantia): condannato a 12 anni di
reclusione per i reati di crollo colposo e omicidio stradale.
● Michele Donferri Mitelli (ex responsabile manutenzioni di Aspi): condannato a 11 anni di reclusione.
● Maurizio Ceneri ed Emanuele De Angelis: condannati a 10 anni di reclusione ciascuno.
● Giampaolo Nebbia: condannato a 8 anni e 8 mesi.
● Riccardo Mollo (ex Direttore Generale di Aspi): condannato a 8 anni e 6 mesi.
● Fulvio Di Taddeo: condannato a 8 anni.
● Mauro Malgarini: condannato a 7 anni.
● Paolo Berti (ex Direttore Centrale Operazioni di Aspi) e Antonino Galatà (ex AD di Spea): condannati a 5 anni e 6
mesi ciascuno.
● Mauro Coletta (ex Direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del MIT): condannato a 5 anni.
● Antonio Brencich (membro del comitato ministeriale di valutazione): condannato a 4 anni e 2 mesi.

La Memoria e il Dolore dei Familiari
In aula, come in ogni singola udienza degli ultimi anni, sono stati presenti i membri del Comitato in Ricordo delle Vittime del Ponte Morandi. Per le famiglie, questo verdetto rappresenta un passaggio cruciale, non per vendetta, ma per
l’affermazione di un principio fondamentale: la sicurezza pubblica e la tutela della vita umana non possono soccombere
alle logiche del profitto privato o alla negligenza gestionale.
L’Impatto sul Sistema Concessionario Italiano
Al di là delle singole condanne penali, la vicenda del Ponte Morandi ha profondamente ridisegnato il rapporto dello
Stato con i concessionari autostradali. La tragedia ha evidenziato gravi lacune nei vecchi sistemi di controllo pubblici e
una delega quasi totale dell’autocontrollo ai privati. La sentenza di primo grado segna la fine di un lungo capitolo, ma
l’iter giudiziario è destinato a proseguire nei successivi gradi di giudizio, lasciando un’eredità indelebile nella coscienza
collettiva della nazione.

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