L’ennesimo scossone giudiziario che ha travolto l’amministrazione regionale siciliana non sembra scuotere, almeno ufficialmente, la tenuta della maggioranza di centrodestra. Al centro delle polemiche vi è la recente inchiesta della Procura di Palermo sui permessi ambientali che vede coinvolto Gaetano Armao. L’ex vicepresidente ed ex assessore all’Economia dei governi Lombardo e Musumeci era stato nominato dallo stesso presidente della Regione, Renato Schifani, alla guida della Commissione Tecnico-Scientifica (Cts) per i pareri ambientali e successivamente come consigliere per i rapporti con il governo nazionale e l’UE.
Intervenuto a Messina a margine della consegna al Comune dell’area riqualificata di via Macello Vecchio – ex zona baraccopoli – Schifani ha tracciato una netta linea di demarcazione tra le indagini e l’operato dell’esecutivo regionale: «È una vicenda che non riguarda l’attività del governo. Naturalmente non fa piacere, ma vale la presunzione di non colpevolezza: ci saranno le indagini e si verificherà».
A seguito della richiesta d’arresto per corruzione formalizzata dalla magistratura, Armao si è dimesso dall’incarico di consigliere politico, mentre a fine agosto era già terminata la sua guida della Cts. Tra i nove indagati figura anche il deputato regionale dell’Mpa, Giuseppe Lombardo, che ha abbandonato le Commissioni Bilancio e Sanità.
La linea del centrodestra
Dalle fila della coalizione di governo il messaggio resta univoco: nessuna ripercussione politica. L’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino rileva come Armao ricoprisse un ruolo passato e che la vicenda non attenga all’azione dell’attuale governo. Sulla stessa lunghezza d’onda il commissario di Fratelli d’Italia nell’Isola, Luca Sbardella, che ribadisce la fiducia nella magistratura e ricorda come il ruolo di Armao fosse strettamente tecnico e peraltro già decaduto.
L’attacco di opposizioni e sindacati
Dure le reazioni della minoranza politica e sociale. Roberta Schillaci, segretaria della Commissione regionale Antimafia e vicicapogruppo del M5S, chiede massima trasparenza sul modo in cui vengono prese le decisioni e gestite le risorse pubbliche. Per il Movimento Cinque Stelle occorre «più trasparenza, più controllo e pubblicità degli atti, evitando decisioni sottratte al confronto istituzionale».
Ancora più severo il giudizio del segretario della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, secondo cui l’inchiesta «conferma il degrado morale delle istituzioni regionali, mettendo in luce un sistema di gestione della cosa pubblica che alimenta clientele e malaffare».
Nello stesso contesto, Schifani ha preferito ribadire l’attenzione della Regione verso il risanamento urbano e la rigenerazione della città di Messina, ricordando lo stanziamento di 40 milioni di euro nel fondo complementare e auspicando il rapido arrivo delle ulteriori risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione.
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