Una svolta storica che rischia di ridisegnare radicalmente gli equilibri diplomatici nel bacino del Mediterraneo. Con una decisione unanime, il governo israeliano ha approvato la proposta formale del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar di riconoscere ufficialmente il genocidio armeno, il massacro sistematico di circa un milione e mezzo di armeni perpetrato dall’Impero Ottomano tra il 1915 e il 1918.
“Non è mai troppo tardi per fare la cosa giusta”, ha commentato laconicamente il portavoce del ministero degli Esteri israeliano per motivare la mossa. Il parere legale, già inviato ai ministri dalla consulente legale Tamar Kaplan Turgeman, sancisce che la decisione passerà ora alla Knesset, dove l’esecutivo si adopererà per blindare il voto in plenaria.
Dietro la scelta di natura etica e memoriale si cela tuttavia un’evidente mossa geopolitica anti-Erdogan. I rapporti tra Gerusalemme e Ankara, già ridotti ai minimi storici negli ultimi anni, sono ora giunti a un punto di rottura totale. Secondo gli analisti, la mossa di Benjamin Netanyahu arriva anche come reazione diretta ai recenti riavvicinamenti tra Washington e la Turchia (con la Casa Bianca che valuta la vendita di caccia F-35 ad Ankara) e mira a colpire il presidente turco sul suo punto più sensibile in ambito internazionale.
L’ira di Ankara e l’effetto domino regionale
La reazione della Turchia non si è fatta attendere, con durissime accuse bilaterali che rischiano di infiammare ulteriormente lo scacchiere mediorientale. Ma le tensioni non si limitano all’asse turco-israeliano.
In un contesto regionale estremamente frammentato, si registrano forti attriti anche sul fronte settentrionale: il Libano ha bruscamente frenato sulle trattative per il raggiungimento di un accordo di sicurezza con lo Stato ebraico. Le spinte contrarie, alimentate anche dalle fazioni di Hezbollah, hanno irrigidito le posizioni di Beirut, congelando i progressi diplomatici faticosamente raggiunti nelle ultime settimane.
Lo spettro del Golfo Persico
A complicare il quadro generale si aggiunge la delicatissima situazione nello Stretto di Hormuz. Mentre i mediatori di Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti cercano faticosamente una quadra diplomatica per evitare un’escalation generalizzata, l’Iran ha alzato la voce. Il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, si è detto pronto a “richiudere” lo stretto strategico, avvertendo che “qualsiasi interferenza nel processo di definizione delle rotte aggraverà la tensione e complicherà la situazione”.
Il riconoscimento del genocidio armeno da parte di Israele, pur inserendosi in una legittima e storica rivendicazione di memoria condivisa tra il popolo ebraico e quello armeno, agisce oggi come un potente acceleratore di tensioni in un Medio Oriente mai così vicino al punto di ebollizione.

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