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Israele: “Siamo pronti alla guerra con l’Iran”. Netanyahu snobba i diktat di Trump

Last updated: 08/06/2026 13:40
By Redazione 46 Views 10 Min Read
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Rotta la tregua di aprile. Teheran colpisce la base aerea di Ramat David come ritorsione per l’attacco israeliano a Dahieh. Trump tenta la mediazione in extremis: “Decido tutto io, Bibi non decide nulla”

Contents
SIAMO PRONTI ALLA GUERRA, DICE ISRAELEI COLLOQUI INTANTO…CROLLA LO SHEKELIL RAID A BEIRUT E LA VENDETTA DEI PASDARAN: “SUPERATE LE LINEE ROSSE”IL NODO DEI NEGOZIATI: L’URANIO E I FONDI CONGELATITRUMP CORRE AI RIPARI: “CHIAMO NETANYAHU PER FERMARE LA RAPPRESAGLIA”

 Al centesimo giorno dall’inizio del conflitto arabo-iraniano, la fragile tregua diplomatica si è bruscamente interrotta. Dopo 60 giorni di cessate il fuoco, l’Iran è tornato a colpire direttamente il territorio di Israele con quattro ondate consecutive di missili balistici. L’attacco, che ha visto il lancio di 10 vettori tutti intercettati dai sistemi di difesa aerea israeliani, rappresenta la ritorsione di Teheran dopo il pesante raid aereo effettuato ieri dallo Stato ebraico su Dahieh, la periferia meridionale di Beirut e roccaforte di Hezbollah. Uno scenario ad altissima tensione che rischia di far precipitare la regione in una guerra totale, proprio mentre la diplomazia statunitense a guida Donald Trump sembrava vicina alla sigla di un accordo di pace.

“Decido tutto io. Non è Netanyahu a decidere”, aveva detto Trump. Che poi, a quanto scrive Axios, avrebbe parlato con il premier israeliano per ribadire evidentemente il concetto. Per tutta risposta, Israele ha colpito a sua volta l’Iran, sfidando di fatto il diktat del presidente americano.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha affermato che gli Stati Uniti hanno la responsabilità diretta delle recenti violazioni del cessate il fuoco, aggiungendo che “le azioni dell’entità sionista nella regione non possono essere considerate isolatamente dagli Stati Uniti. Nessuno crede che il regime israeliano intraprenderebbe alcuna azione senza il coordinamento degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti sono responsabili dell’aggressione del regime israeliano e saranno anche responsabili delle conseguenze di qualsiasi escalation delle tensioni”.

SIAMO PRONTI ALLA GUERRA, DICE ISRAELE

Le forze militari di Israele sono pronte a sostenere la ripresa della guerra contro l’Iran “almeno per diversi giorni”: è quanto riferisce il Times of Israel, citando fonti dell’esercito israeliano. Stando ancora ai media israeliani, gli attacchi contro l’Iran – che cadono a circa un anno dalla guerra di 12 giorni che nel giugno dello scorso anno Israele ha condotto contro l’Iran – sono stati “condotti esclusivamente da Israele” ma “in pieno coordinamento” con il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), così come il sito statunitense Axios aveva rivelato.

Da ieri, scrivono ancora i media israeliani, il capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, il tenente generale Eyal Zamir, ha sentito tre volte il suo omologo, l’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Centcom. Le forze americane stanno aiutando quelle alleate a respingere i missili iraniani.

I COLLOQUI INTANTO…

Iniziati ieri al Cairo, in Egitto, proseguono anche nella giornata di oggi i colloqui per implementare la seconda fase del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza tra Israele e Hamas, in un crescente clima di tensioni regionali su cui grava l’ombra di una ripresa della guerra con l’Iran. Presenti al tavolo i mediatori di Egitto Qatar e Turchia, insieme ai rappresentanti di diversi gruppi palestinesi. Come riporta la stampa israeliana, i mediatori dovrebbero incontrare una delegazione di Hamas intorno a mezzogiorno ora locale, le 11.00 in Italia.

Il 10 ottobre è stato siglato un accordo tra Israele e il movimento politico e militare Hamas, che doveva prevedere l’interruzione completa delle ostilità, il disarmo del Movimento di resistenza palestinese, l’uscita di tutte le forze militari israeliane dalla Striscia e la ricostruzione anche tramite l’alleanza guidata dagli Stati Uniti, nota come Board of Peace. Il cessate il fuoco però non è stato rispettato. Da allora, 947 palestinesi hanno perso la vita e quasi 3mila persone sono rimaste ferite a causa principalmente degli attacchi israeliani.

Il governo di Tel Aviv è penetrato più a fondo nel territorio, rivendicando l’occupazione del 70% dell’enclave tramite l’istituzione di una linea gialla che il mese scorso è diventata arancione, restringendo ulteriormente il territorio disponibile per i due milioni circa di civili. Solo dall’alba di ieri nei raid sono morte 13 persone a Khan Younis, a Gaza City e a Deir el-Balah; inoltre, mentre erano in corso i colloqui preparatori al Cairo, ha lanciato un’offensiva massiccia contro il sud di Beirut, innescando uno scambio di missili con l’Iran che non si registrava da più di tre mesi.

Come denunciano le organizzazioni internazionali – a partire dalle agenzie delle Nazioni Unite – Israele sta ancora imponendo severe limitazioni all’accesso di aiuti umanitari e beni essenziali, con gravi ripercussioni sulla salute delle persone. La Striscia resta inoltre chiusa all’accesso di giornalisti internazionali. Quanto ad Hamas, il movimento ha chiarito che non accetterà il disarmo fintantoché Israele non porrà fine all’offensiva e all’occupazione militare della Striscia.

CROLLA LO SHEKEL

Dure le conseguenze per lo shekel, la moneta israeliana, dopo la ripresa degli attacchi con l’Iran, che pongono fine a cento giorni di tregua: lo riferisce la stampa israeliana a partire dai dati della Borsa di Tel Aviv, dove l’indice di riferimento Ta-125 segna una perdita del 2,4%. La valuta ha perso l’1,4% rispetto al dollaro, che ora costa 2,95 shekel. Un euro sale a 3,40 circa.

Il Times of Israel cita il commento di Ronen Menahem, capo economista dei mercati presso la Mizrahi Tefahot Bank: “È troppo presto per valutare la portata delle conseguenze degli attacchi reciproci tra Iran e Israele di ieri sera e stamattina, e dell’ingresso nella offensiva degli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran, nelle prime ore del mattino. Non c’è dubbio- continua l’esperto- che si tratti di uno sviluppo negativo per i mercati in Israele e nel resto del mondo, ma l’entità dell’impatto dipenderà dal fatto che si tratti di un episodio circoscritto o di una ripresa progressiva delle ostilità”.

IL RAID A BEIRUT E LA VENDETTA DEI PASDARAN: “SUPERATE LE LINEE ROSSE”

La nuova escalation è stata innescata dalla decisione del premier israeliano Benjamin Netanyahu di colpire la capitale libanese, ufficialmente come risposta al lancio di alcuni droni diretti verso Israele. Un’operazione che, secondo quanto rivelato dalla testata statunitense Axios, avrebbe ricevuto l’avallo dello stesso Donald Trump, nonostante la richiesta formale della Casa Bianca di condurre attacchi più chirurgici contro i vertici di Hezbollah.

La reazione dell’Iran non si è fatta attendere. Anticipata sui social da Ebrahim Rezaei, portavoce degli Affari esteri e della Sicurezza nazionale iraniana (“Guardate il cielo stanotte”), l’offensiva dei Guardiani della Rivoluzione ha preso di mira la base aerea israeliana di Ramat David, situata a 20 chilometri da Haifa e definita dai pasdaran la “fonte delle aggressioni lanciate contro il Libano del Sud”. Il comando militare di Teheran ha rivendicato l’azione parlando di un avvertimento circoscritto: “Attaccando Beirut, Israele ha superato tutte le linee rosse. Se l’aggressione si ripete, la risposta sarà più ampia e comprenderà i target americano-sionisti della regione”.

IL NODO DEI NEGOZIATI: L’URANIO E I FONDI CONGELATI

Il collasso del cessate il fuoco giunge in un momento di estremo nervosismo sul fronte dei colloqui di pace. Nei giorni scorsi, Trump aveva espresso un cauto ottimismo, definendo la Guida Suprema Mojtaba Khamenei “uno che ha fegato” e parlando di buoni rapporti con l’Iran, pur ribandendo che “capiscono solo il linguaggio della forza”.

I nodi principali del negoziato rimangono legati a due fattori strategici:

gli asset finanziari. Teheran chiede lo sblocco immediato dei fondi congelati, ma Washington intende farlo solo in un secondo momento, respingendo l’ipotesi del segretario al Tesoro Scott Bessent di utilizzarli per risarcire i danni subiti dai Paesi del Golfo.

l’uranio arricchito: gli Stati Uniti pretendono una mappatura esatta dei depositi nucleari da parte dell’Iran, minacciando di intervenire per sequestrare le scorte anche in assenza di un’intesa formale.

TRUMP CORRE AI RIPARI: “CHIAMO NETANYAHU PER FERMARE LA RAPPRESAGLIA”

Mentre fonti israeliane riferiscono alla Cnn che lo Stato ebraico sta pianificando una controrisposta massiccia — alimentata dalle dichiarazioni del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, che ha tuonato “Teheran deve bruciare” — Donald Trump ha scelto i microfoni dell’emittente Fox per lanciare un appello alla calma e tentare di salvare l’accordo diplomatico.

Il presidente americano si è detto profondamente contrariato dagli ultimi sviluppi: “Non sono contento di quanto sta succedendo. Avrei detto che l’accordo sarebbe stato firmato lunedì o martedì e ora questo”. Rivolgendosi direttamente alla leadership iraniana, Trump ha aggiunto: “Avete lanciato i vostri missili, ora torniamo a trattare”. Al contempo, per evitare che la situazione sfugga definitivamente di mano, la Casa Bianca ha annunciato un intervento diretto sul governo israeliano: “Chiamo Netanyahu ora e gli dico di fermare la rappresaglia”.

Fonte Agenzia Dire www.dire.it

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