Estate 2025. Nell’infinita saga del “ponte sullo Stretto”, queste sono le ultime parole pronunciate dall’Unione europea: «Spetterà al governo italiano decidere se il ponte sullo Stretto è da definirsi un’opera strategica dal punto di vista civile o militare».
E se il governo Meloni propenderà per un’opera strategica dal punto di vista militare, i costi per la realizzazione della faraonica infrastruttura tra Sicilia e Calabria saranno inclusi, contabilizzati in quell’incredibile 5% del Pil per spese militari.
Ma c’è dell’altro: se il ponte riceverà la qualifica di “opera strategica militare”, il ministro delle infrastrutture Salvini non dovrà più rendere conto del progetto esecutivo che non esiste, delle 62 prescrizioni della commissione Via-Vas, delle rilevantissime criticità geologiche e strutturali, delle dovute compensazioni ambientali e degli espropri. Insomma: se considerato cruciale, “strategico” dal punto di vista militare (sebbene questa sia una colossale assurdità), il ponte si farà – senza se e senza ma.
E siamo certi che il ministro Salvini, conseguentemente, non avanzerà più obiezioni al piano di riarmo Ue, a cui si è sempre detto contrario.
Le pressanti esigenze dei cittadini legate alla sanità, alla scuola, alle infrastrutture locali, di fronte agli obiettivi militari, potranno ovviamente attendere ancora. Sine die.
E d’altronde: «Si vis pacem, para bellum».
Prof. Leandro Janni, presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

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