Stop ai congressi e ombra di un commissariamento: la figlia del Cavaliere spinge per un cambio di passo radicale. Alessandro Cattaneo in pole per blindare la roccaforte siciliana tra veleni, inchieste e l’incognita rimpasto.
Il tempo dell’attesa è ufficialmente scaduto. Quella che doveva essere una stagione di congressi e tesseramenti per Forza Italia si sta trasformando, sotto la spinta di Marina Berlusconi, in una vera e propria operazione di “bonifica” interna. Dopo il faccia a faccia tra la primogenita del Cavaliere e Antonio Tajani, che ha già portato al ribaltone dei capigruppo a Roma, il mirino si sposta ora sui territori. E la Sicilia, storica cassaforte di voti del partito, è il primo dossier sulla scrivania.
Il “Modello Meloni” per sedare i veleni
L’obiettivo è chiaro: mettere in sicurezza l’immagine del partito prima che le tensioni interne e le vicende giudiziarie compromettano il brand. L’ipotesi più accreditata è quella di un commissariamento lampo, ricalcando la strategia adottata da Giorgia Meloni con Fratelli d’Italia un anno fa.
Per il ruolo di “emissario” circola con insistenza il nome di Alessandro Cattaneo. Lombardo, esponente di spicco dei rinnovatori, Cattaneo rappresenterebbe l’uomo d’ordine inviato da Roma per spegnere i focolai siciliani. Resta tuttavia aperta la strada di un “papa straniero in patria”: un profilo indigeno ma di rottura, magari vicino a figure come Giorgio Mulè o Marco Falcone, per traghettare il partito fuori dalle secche.
I motivi della rottura: non solo numeri
A far traboccare il vaso non è stato solo il deludente dato referendario, ma una serie di criticità non più ignorabili:
- La gestione locale: Il malcontento verso il coordinatore regionale Marcello Caruso è ormai manifesto.
- Le nubi giudiziarie: Il coinvolgimento di esponenti forzisti in inchieste per corruzione (come il caso di Michele Mancuso) ha incrinato la narrazione del nuovo corso.
- Il caso Iacolino: Pesano come macigni le rivelazioni della deputata Margherita La Rocca Ruvolo, che ha dichiarato di aver avvertito il governatore Schifani sulle ombre riguardanti l’ex dirigente della pianificazione strategica (indagato per concorso esterno) prima ancora dell’intervento della magistratura.
L’incognita rimpasto e il nodo DC
Mentre Roma prepara il “repulisti”, a Palermo il governatore Renato Schifani deve gestire il delicato puzzle della giunta. Il rimpasto è atteso entro fine aprile, ma la partita è tutt’altro che chiusa.
La Democrazia Cristiana, che reclama un posto al sole, è al centro di un braccio di ferro sui nomi: tra la preferenza dei commissari per Ignazio Abbate e quella dei segretari per Laura Abbadessa, sta prendendo quota la figura di mediazione di Salvatore Cascio. Tuttavia, il veto di Fratelli d’Italia e del Mpa resta un ostacolo concreto, così come l’incognita legata al destino giudiziario dell’assessora Elvira Amata, la cui udienza di lunedì prossimo potrebbe rimescolare nuovamente tutte le carte.
Forza Italia si trova dunque a un bivio: continuare con l’attuale assetto o accettare la “cura ricostituente” imposta da Arcore. La sensazione è che, questa volta, la Sicilia non sarà lasciata al proprio destino.
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