WASHINGTON – Due secoli e mezzo di storia celebrati sotto il segno dell’orgoglio nazionale, ma anche delle profonde spaccature politiche che attraversano il Paese. Gli Stati Uniti hanno tagliato il traguardo storico dei 250 anni dalla firma della Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio 1776. Un appuntamento epocale – battezzato il Semiquincentenario – che ha visto come protagonista assoluto il presidente Donald Trump, intenzionato a trasformare l’anniversario in un vero e proprio manifesto della sua linea politica, tra grandiosi spettacoli pirotecnici, parate blindate e le inevitabili voci di dissenso.
L’avvio al Monte Rushmore: il mito contro i “radicali”
I festeggiamenti hanno preso il via con un prologo ad alto impatto visivo nella suggestiva cornice delle Black Hills, in South Dakota. Ai piedi del celebre monumento del Monte Rushmore, sotto gli occhi di pietra dei quattro presidenti scolpiti nella roccia, Trump ha tenuto un discorso dai toni fortemente patriottici e polarizzanti.
L’amministrazione ha fortemente voluto e ottenuto lo spettacolo dei fuochi d’artificio all’aperto, aggirando le forti preoccupazioni e i divieti legati al rischio incendi e alla siccità nell’area. Dal palco, il tycoon ha esaltato l’eccezionalismo americano: «A 250 anni l’America è la più antica repubblica sulla terra, siamo il popolo più libero», ha proclamato, annunciando l’inizio di una nuova “età dell’oro”. Tuttavia, non sono mancati gli affondi politici: Trump ha cavalcato i temi portanti del suo repertorio, definendo l’estremismo e le correnti progressiste radicali come “il nemico della Costituzione e del 4 luglio” e accusandole di voler cancellare l’identità e la storia del Paese.
La maratona di Washington: caldo record e jet militari
I festeggiamenti si sono poi spostati nel cuore della capitale. A Washington D.C., sul National Mall – dominato per l’occasione dall’enorme ruota panoramica “Freedom 250” e dalla Great American State Fair – una folla immensa ha sfidato un’ondata di caldo torrido senza precedenti, con temperature che hanno sfiorato i 38 gradi, costringendo persino le autorità a una temporanea chiusura di sicurezza di alcune aree del Mall subito dopo il sorvolo dei jet militari.
Nel corso della serata, la capitale è stata lo scenario di quello che era stato annunciato come “il più grande spettacolo pirotecnico della storia d’America”, un gigantesco show di luci e suoni fortemente centralizzato sulla figura del presidente.
Le voci di dissenso e l’altra idea di America
Mentre a Washington e nelle principali città andavano in scena le tradizionali parate commemorative, non sono mancate le manifestazioni di protesta e i discorsi di netta contrapposizione politica. Il 250esimo anniversario è diventato inevitabilmente il terreno di scontro sulla natura stessa dell’esperimento americano.
A New York, ad esempio, il sindaco Zohran Mamdani ha offerto una visione diametralmente opposta a quella della Casa Bianca. Parlando proprio dalla scrivania storica che fu di George Washington all’interno del municipio, e affiancato da un gruppo di cittadini naturalizzati di fresco, Mamdani ha respinto la retorica della chiusura e delle barriere: «L’America non si riduce man mano che accoglie più persone», ha dichiarato, rivendicando il contributo fondamentale dei migranti nel plasmare l’identità e il futuro dei due secoli e mezzo di vita della nazione.
Tra l’eredità universale dei diritti proclamati nel 1776 e le interpretazioni nazionaliste del presente, il quarto di millennio degli Stati Uniti si archivia così: una gigantesca festa civile che, pur celebrando il passato, riflette perfettamente tutte le complessità e le tensioni del futuro americano.

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