Nell’ultimo numero del periodico diocesano “L’Aurora”, come riportato ieri da La Sicilia, articolo di Luigi Scivoli, il Vescovo lancia un monito durissimo contro il clientelismo, l’apatia dei cittadini e l’assenza di una classe dirigente all’altezza.
Non è solo un grido d’allarme, ma una diagnosi spietata quella che Monsignor Mario Russotto affida alle colonne de L’Aurora. Il Vescovo della Diocesi nissena sceglie parole pesanti come pietre per descrivere il declino di un territorio che sembra aver smarrito la propria identità e, soprattutto, la volontà di reagire.
Secondo S.E., il problema della provincia nissena è profondo, quasi “genetico”. Al centro della crisi non ci sono solo i numeri dell’economia, ma un’incapacità antropologica di pensarsi come collettività.
“Le persone in questo territorio non riescono a pensarsi come comunità civile in vista del bene comune”, denuncia Russotto. “L’individualismo è radicato. Si naviga a vista, risolvendo il problema del giorno, ma senza una reale voglia di cambiamento”.
Il passaggio più critico è riservato alla classe dirigente. Il Vescovo non usa giri di parole per descrivere un panorama politico che definisce privo di formazione e visione.
Personaggi «prestati alla politica» senza competenze specifiche, una rete di interessi personali e amicizie che soffoca lo sviluppo e con la politica trasformata in uno strumento per curare i propri affari, come confermato – sottolinea il Vescovo – dai recenti fatti di cronaca.
Russotto tocca con mano i disagi quotidiani dei cittadini, citando la “viabilità zero”. L’esempio è lampante: percorrere la tratta Caltanissetta-Vallelunga significa attraversare strade inagibili. Una condizione che scoraggia qualsiasi investitore, anche il più volenteroso.
A questo si aggiunge l’eredità psicologica del post-miniere: la stagione delle “pensioni d’oro” avrebbe, secondo il Vescovo, alimentato una passività imprenditoriale difficile da scardinare.
L’analisi si chiude con una nota cupa sul fronte demografico. Tra fuga dei giovani, calo delle nascite e invecchiamento della popolazione, il territorio rischia l’estinzione.
“O si prende coscienza di salvare il futuro di questa parte di Sicilia, o è destinata a perire”, è il monito finale.
L’invito ai fedeli e ai cittadini è chiaro: smettere di “piangersi addosso” e vincere la rassegnazione.
Per Mons. Russotto, la vera rivoluzione deve partire dal modo di pensare: solo riscoprendosi “popolo” Caltanissetta potrà sperare di risollevarsi dall’apatia che la sta consumando.
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