Negli ultimi venticinque anni il costo della vita in Italia ha subito trasformazioni profonde. Secondo l’ultimo report dell’Istat, “Storie di dati sui prezzi al consumo”, l’indice generale dei prezzi al consumo è aumentato del 63%. Tuttavia, la media nasconde scostamenti netti tra i vari settori, con impennate da record per la casa e cali verticali nel comparto tecnologico.
Casa, utenze e alimentari in forte salita
A spingere l’inflazione verso l’alto sono state soprattutto le spese legate all’abitazione e alla vita quotidiana:
- Abitazione e utenze: le spese per la casa e le bollette (trascinate in primis da elettricità e combustibili) sono raddoppiate, registrando una crescita che sfiora il 120%.
- Alcolici, tabacchi e servizi finanziari: anche queste categorie hanno superato la soglia del 100% di aumento.
- Alimentari e bevande: fare la spesa costa quasi il 90% in più.
- Ristorazione e alloggi: il settore supera la media generale, attestandosi oltre l’80% di rincaro.
Chi cresce meno e chi scende
Al di sotto della media generale si posizionano altri settori chiave:
- Abbigliamento: i prezzi sono saliti di circa il 40%.
- Beni industriali non energetici: l’aumento complessivo si limita a poco più del 25%.
- Istruzione e sanità: la crescita dei costi per i servizi dell’area salute e formazione è rimasta sotto la soglia del 30%.
In controtendenza rispetto al resto del paniere, i beni e servizi legati a informazione e comunicazione hanno visto una contrazione del costo pari a quasi il -60%, grazie all’innovazione tecnologica e all’efficientamento dei processi produttivi.
Un secolo di potere d’acquisto: cosa compriamo con 5 euro?
L’analisi dell’Istat traccia anche un parallelo storico a lungo termine su un arco di 100 anni (1926-2025), mettendo in luce come sia cambiato il potere d’acquisto di una banconota da 5 euro:
- I prodotti con più forza lavoro o costi non comprimibili hanno subito una drastica riduzione delle quantità acquistabili. Nel 1926 con l’equivalente di 5 euro si acquistavano circa 5,5 kg di patate, scesi a circa 3 kg ad oggi. Trend simile riguarda carne bovina, latte e pane.
- I prodotti trasformati industrialmente hanno invece beneficiato del progresso delle materie prime e delle filiere industriali. La quantità di pasta secca di grano duro acquistabile con la stessa cifra è raddoppiata (da 1,3 kg nel 1926 a quasi 3 kg oggi), mentre per lo zucchero si è passati da 700 grammi a quasi 4 kg.
Un’evoluzione che ha ribaltato i rapporti tra i prodotti: se un secolo fa lo zucchero arrivava a costare quasi due volte e mezza il pane, oggi il suo prezzo è sceso a meno di un terzo.
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