Non si ferma la discesa dell’Italia nella classifica mondiale della libertà di stampa. Secondo l’ultimo rapporto di Reporters Sans Frontières (RSF) pubblicato oggi, il nostro Paese ha perso altre 7 posizioni, scivolando dal 49° (dato del 2025) al 56° posto su 180 nazioni monitorate.
Un risultato che consolida il primato negativo dell’Italia come “fanalino di coda” dell’Europa Occidentale, posizionandosi dietro a paesi come il Belize e le Seychelles e molto distante dai partner storici come Germania (14ª) e Francia (25ª).
I motivi del crollo: politica, magistratura e precariato
Il report di RSF individua tre direttrici principali che stanno soffocando il giornalismo italiano:
- Pressioni Politiche e il “Caso Rai”: L’organizzazione denuncia “crescenti interferenze dirette” nel servizio pubblico. La Rai viene descritta come esposta al rischio di trasformarsi in uno strumento di comunicazione governativa, minando l’indipendenza editoriale necessaria a una democrazia sana.
- Leggi “Bavaglio” e Querele Temerarie (SLAPP): Resta altissimo l’allarme per le cosiddette Strategic Lawsuits Against Public Participation. Circa il 90% delle querele per diffamazione in Italia finisce in un proscioglimento, segno che lo strumento legale viene usato non per accertare la verità, ma per intimidire i cronisti (specialmente freelance e precari) gravandoli di costi insostenibili.
- Minacce della Criminalità: Nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine, l’Italia resta un Paese pericoloso per chi indaga su mafie e corruzione. Sono ancora 22 i giornalisti che vivono sotto scorta permanente, un numero record per un Paese dell’Unione Europea.
La Classifica 2026 a confronto
| Posizione 2026 | Paese | Variazione rispetto al 2025 |
| 1° | Norvegia | – (Stabile) |
| 14° | Germania | -3 posizioni |
| 25° | Francia | -4 posizioni |
| 56° | Italia | -7 posizioni |
Il commento: “Clima di autocensura”
Oltre ai numeri, RSF evidenzia un peggioramento qualitativo: il timore di ritorsioni legali e la precarietà economica spingono molti professionisti verso l’autocensura.
“L’Italia si trova a un bivio,” si legge nel rapporto. “Senza una riforma seria delle leggi sulla diffamazione e una protezione reale del segreto professionale, il rischio è che il declino diventi strutturale, allontanando il Paese dagli standard democratici europei.”
L’attentato intimidatorio che ha recentemente coinvolto l’auto del giornalista Sigfrido Ranucci è citato come esempio plastico di un clima di odio e violenza che continua a circondare chi fa informazione d’inchiesta.
Reazioni
Le associazioni di categoria, tra cui la FNSI, hanno già espresso forte preoccupazione, chiedendo un intervento urgente della Commissione Europea per monitorare la situazione italiana, definita ormai “critica e non più emergenziale”.
L’Italia ha tempo fino al 7 maggio 2026 per recepire pienamente la direttiva UE anti-SLAPP, un passaggio considerato fondamentale per tentare di invertire questa rotta nel prossimo report.
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