Lo abbiamo già dimenticato il sig. Giuseppe (Peppino) Romano, mitico lustrascarpe nisseno, cavaliere del lavoro, vero e proprio patrimonio culturale immateriale della Città di Caltanissetta?
Sono trascorsi poco più di quattro mesi dalla sua scomparsa e, dopo la grande emozione iniziale, tutto pare dimenticato. Tutto tace nella città senza memoria e senza gratitudine. A parte le interminabili beghe politiche. Che fine ha fatto l’idea, il progetto di una scultura in bronzo da collocare, ovviamente, nel luogo dove egli ha vissuto e lavorato (Corso Umberto I), sempre sorridente e affabile, per diversi decenni? E d’altronde, come abbiamo già amaramente commentato, la perdita di memoria e di identità, e dunque di ricchezza e consapevolezza, sembra un processo inesorabile a Caltanissetta.

Ricordiamolo ancora, dunque. Ogni mattina, da più di ottant’anni, l’ultranovantenne ma sempre energico Peppino Romano arrivava in Corso Umberto I con i suoi attrezzi da lavoro e, sorridente, attendeva che qualcuno si accomodasse per farsi lustrare le scarpe. Intorno agli anni ’50, in Piazza Garibaldi, Corso Umberto I e Corso Vittorio Emanuele II, esistevano ben 32 “sciuscià”, i quali erano costretti a distribuire dei bigliettini numerati per potere servire i tanti clienti desiderosi di tirare a lucido le proprie scarpe.
Allora Peppino Romano aveva meno di 13 anni e, insieme ai fratelli, iniziava questo lavoro appreso dal padre. Da quel momento non ha più lasciato il suo mestiere né quel luogo caro, dove sedeva ogni mattina a partire dalle 7:30. E noi eravamo contenti e in qualche modo confortati dalla sua gioiosa, laboriosa presenza.
Prof. Leandro Janni, vicepresidente regionale di Italia Nostra Sicilia
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