La legge di bilancio varata dal governo stanzia 3,4 miliardi di euro per il comparto sanitario, una cifra pari a circa la metà delle richieste avanzate dal ministro della Salute Orazio Schillaci e dalle Regioni. Dal documento ufficiale emerge un quadro di forti restrizioni: non ci saranno soldi a sufficienza per assumere nuovi medici, acquistare apparecchiature all’avanguardia o potenziare i servizi essenziali legati alla prevenzione e alla salute mentale.
Lo scontro sui numeri: chiesti 7,5 miliardi, ne arrivano 3,4
Le amministrazioni regionali avevano richiesto complessivamente 7,5 miliardi di euro per la Sanità (1 miliardo in più rispetto a quanto rivendicato dallo stesso Schillaci), con una proiezione triennale che toccava quota 18 miliardi. La manovra attuale prevede invece l’assegnazione di 3,4 miliardi (di cui uno già anticipato nella precedente finanziaria).
Un taglio drastico che colpisce i settori nevralgici dell’assistenza territoriale:
- Niente fondi vincolati per gli screening oncologici e la salute mentale: Le Regioni non avranno risorse specifiche da destinare agli esami di prevenzione oncologica o al supporto e potenziamento delle Case della comunità dedicate ai pazienti con patologie psichiatriche.
- Salario del personale e assunzioni a rischio: Salta la misura fondamentale per l’aumento degli stipendi di infermieri e medici, per i quali le Regioni avevano richiesto 1,4 miliardi. L’obiettivo era avvicinare le retribuzioni italiane a quelle degli altri grandi Paesi europei. Le risorse messe in campo coprono unicamente il miliardo necessario per i rinnovi contrattuali previsti.
- Spese fisse ed energia: Restano scoperte le copertine per far fronte all’aumento dei costi fissi ed energetici di ospedali e ambulatori, così come le richieste per il fondo sui farmaci e dispositivi medici.
- Innovazione e liste d’attesa: I fondi ridotti impediranno l’acquisto o la manutenzione straordinaria di macchinari diagnostici essenziali per abbattere le liste d’attesa e potenziare la rete territoriale.
La polemica sui farmaci equivalenti e la sostenibilità industriale
Sulla manovra si registra anche la forte presa di posizione di Egualia (l’organo di rappresentanza delle aziende produttrici di farmaci equivalenti), che giudica insufficienti gli incentivi agli investimenti previsti per il 2027.
Il presidente Riccardo Zagaria ha sottolineato la necessità di distinguere tra i medicinali coperti da esclusiva e quelli acquistati tramite gare pubbliche, avvertendo sui rischi legati alla sicurezza degli approvvigionamenti e all’autonomia industriale. Secondo il settore, attrarre nuove produzioni non basta se non si mantengono adeguate le condizioni di mercato e gli attuali tetti di spesa farmaceutica.
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