La Lega spinge per un prelievo fiscale da 5 miliardi, mentre il Mef punta su un anticipo di cassa. La resistenza di ABI e Forza Italia.
Se c’è un elemento certo nella discussione per la prossima Manovra economica, è che il settore bancario sarà chiamato a contribuire. La cifra esatta e la modalità dell’intervento, tuttavia, rimangono motivo di forte tensione all’interno della maggioranza di governo.
L’ipotesi di lavoro avanzata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) prevede un “contributo indolore” stimato tra i 2 e i 3 miliardi di euro. Questa misura si baserebbe principalmente su anticipazioni di liquidità e imposte. Un’impostazione che non convince la Lega: Matteo Salvini è tornato a chiedere con decisione un intervento più incisivo, “da almeno 5 miliardi”, che richiederebbe almeno in parte una vera e propria tassazione sui profitti bancari.
Tassazione o anticipo: le posizioni dei partiti
Le divergenze tra le forze politiche di maggioranza si riflettono nelle recenti dichiarazioni dei leader e dei responsabili economici:
- Lega: Il segretario leghista invita a essere più ambiziosi, proponendo un contributo incisivo e chiedendo al settore bancario un impegno economico maggiore rispetto agli anni precedenti. Alberto Gusmeroli, responsabile economia del partito, si dichiara fiducioso sulla possibilità di raggiungere una soluzione condivisa con gli alleati di governo.
- Forza Italia e Fratelli d’Italia: Da Forza Italia si ribadisce l’apertura solo a soluzioni concordate con il settore finanziario, rifiutando imposizioni d’autorità. Tajani ha sottolineato che le banche “hanno già dato molto”. Fratelli d’Italia concorda sulla necessità di un accordo condivisibile che chieda sforzi a chi ha maggiori margini economici.
Gli utili da record del settore bancario
A sostenere la richiesta di un contributo più corposo sono i dati economici del settore:
| Anno | Utili Netti del Settore Bancario |
| 2019 | Meno di 16 miliardi di euro |
| 2023 | 40,6 miliardi di euro |
| 2025 | 47,5 miliardi di euro |
| 2026 (primi 6 mesi) | 18 miliardi di euro (+11,5% rispetto al 2025) |
La spinta iniziale sui profitti è stata determinata dall’aumento dei tassi d’interesse deciso dalla BCE per contrastare l’inflazione, a cui è seguito un incremento rilevante delle commissioni e dei costi di gestione per i clienti.
Il nodo delle DTA e il parere delle istituzioni
Il contenzioso sull’eventuale tassazione si trascina ormai da diversi anni:
- Nel 2023: La misura sugli “extra-profitti” non ha generato incassi diretti, in quanto convertibile dalle banche in accantonamenti a patrimonio.
- Nel 2024 e 2025: L’intervento è stato strutturato come prestito al Tesoro attraverso il rinvio dell’uso dei crediti fiscali sui crediti deteriorati (Deferred Tax Assets, DTA).
Il rilievo della Corte dei Conti: L’impiego di anticipazioni d’imposta implica che le entrate verranno incassate dal Tesoro nell’immediato, ma genereranno minori entrate negli esercizi futuri (a partire dal 2029), quando i crediti fiscali verranno riassorbiti dagli istituti.
L’Associazione Bancaria Italiana (ABI), tramite il presidente Antonio Patuelli, ha ribadito la ferma opposizione a nuove tasse, ricordando che gli istituti hanno già concordato un impegno triennale di 10,5 miliardi di euro. La trattativa per trovare una sintesi sostenibile tra le esigenze del bilancio pubblico e la tutela del settore creditizio resta quindi aperta e centrale nei prossimi passaggi della Manovra.
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