Tra errori dei fedelissimi e tensioni sui conti, la Premier sonda i vice Salvini e Tajani. L’ombra di un governo tecnico e la paura del calo nei sondaggi spingono Fratelli d’Italia a valutare il ritorno alle urne.
Non c’è ancora nulla di certo, ma il timore di un lento declino tormenta i piani alti di Palazzo Chigi. Il rischio è di un “rosolamento” politico da qui alla fine della legislatura, aggravato dalla recente sconfitta referendaria.
Giorgia Meloni non nasconde il nervosismo. Durante l’ultimo Consiglio dei Ministri la Premier ha strigliato la squadra, chiedendo di ingranare le marce alte, ma in privato lo sfogo con i vicepremier è stato più amaro parlando di chi mette i bastoni tra le ruote, invece di aiutarla, avrebbe detto riferendosi agli errori dei suoi stessi parlamentari.
Il tema del voto anticipato è passato dalle riflessioni solitarie alla tavola di una cena-summit nella villa della Premier al Torrino. Meloni ha sondato Matteo Salvini e Antonio Tajani, premendo sulla necessità di approvare rapidamente una nuova legge elettorale per evitare il pantano parlamentare.
La Lega non chiude la porta. Un voto a breve termine farebbe comodo a Salvini anche in chiave interna, per neutralizzare l’ascesa di Roberto Vannacci prima che possa organizzarsi, mentre Forza Italia sarebbe più cauta e distratta da beghe interne, ma non filtra ancora una linea ufficiale.
Uno scenario sorprendente emerge dalle valutazioni di figure come Ignazio La Russa e lo stesso sottosegretario Fazzolari.
Se Meloni si dimettesse e il Colle non scioglierebbe le Camere, un eventuale governo tecnico non sarebbe visto come una tragedia. Al contrario, permetterebbe alla leader di FdI di tornare a condurre la campagna elettorale dall’opposizione, che le consentirebbe per recuperare il consenso perduto.
A rendere il clima ancora più teso è lo scontro tra i ministri e Giancarlo Giorgetti. Il titolare dell’Economia resiste alle richieste di Urso e Pichetto Fratin per nuovi fondi alle imprese sostenedo che li hanno promessi loro e non lui.
Il vero timore è mancare l’obiettivo del 3% di deficit. Senza questo traguardo, l’Italia resterebbe sotto procedura d’infrazione, impedendo al governo di varare una manovra “espansiva” (e dunque elettorale) il prossimo anno. Per molti in FdI, se i conti non tornano, tanto vale andare al voto subito.
Mentre si decide il destino della legislatura, Meloni deve gestire le macerie del caso Santanchè. Se non terrà l’interim al Turismo, si aprono diverse strade. Gianluca Caramanna, soluzione politica come sottosegretario, Alessandra Priante, soluzione tecnica, attuale presidente Enit o Luca Zaia, il nome a sorpresa che circola tra i “Fratelli”, dati gli ottimi rapporti con la Premier.
Nel frattempo, continua il “repulisti” nel partito, dalla Sicilia, con l’assessora Amata e Gaetano Galvagno in bilico fino ai vertici romani, dove persino Giovanni Donzelli finisce nel mirino delle critiche interne, pur restando blindato dalle sorelle Meloni.
In caso di dimissioni della Premier, il Presidente della Repubblica valuta se esiste una nuova maggioranza. Se l’esito è negativo, scioglie le Camere. Dal quel momento devono passare tra i 45 e i 70 giorni per andare al voto. Per votare a giugno, la crisi dovrebbe esplodere entro aprile.
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