Il mitico stadio messicano apre la prima Coppa del Mondo a 48 squadre con la direzione artistica dell’italiano Marco Balich
Ha preso ufficialmente il via l’edizione 2026 dei Mondiali di calcio con la prima delle tre cerimonie inaugurali previste per questa storica Coppa del Mondo, la prima a declinarsi con la nuova formula a 48 squadre divise tra Messico, Canada (nella città di Toronto) e Stati Uniti (a Los Angeles). Ad ospitare il debutto dello show, firmato dalla direzione artistica dell’italiano Marco Balich, è stato il leggendario stadio Azteca di Città del Messico, che ha voluto lanciare un forte messaggio globale incentrato sull’idea che il calcio unisce tutto il mondo.
DALL’ARTE ANCESTRALE A SHAKIRA: LO SPETTACOLO SUL CAMPO
A pochi minuti dal fischio d’inizio della partita inaugurale tra Messico e Sudafrica, l’impianto già teatro delle inaugurazioni iridate del 1970 e del 1986 si è trasformato in un palcoscenico di suoni e colori. Le celebrazioni si sono aperte con un omaggio profondo alla cultura locale, portando sul terreno di gioco percussionisti, ballerini in costumi indigeni e donne in abiti tradizionali messicani, uniti per esaltare i valori di unità, diversità e cultura ancestrale. Al centro del rettangolo verde ha svettato una monumentale riproduzione in cartapesta della Coppa del Mondo.
Il ritmo della cerimonia è poi salito grazie a una staffetta di star internazionali: si sono esibiti il gruppo rock messicano Maná, il cantante pop venezuelano Danny Ocean, la formazione dei Los Ángeles Azules, la stella del reggaeton colombiano J Balvin e la cantante ispano-messicana Belinda. Il momento clou dello show musicale ha visto protagonista la popstar Shakira, accompagnata dall’artista nigeriano Burna Boy, che ha fatto ballare gli oltre 80 mila spettatori dell’Azteca sulle note del nuovo inno ‘Dai Dai’, accompagnata da una spettacolare coreografia di fuochi d’artificio. Per la cantante colombiana si tratta della seconda colonna sonora mondiale dopo il celebre ‘Waka Waka’ del 2010.
IL PROTOCOLLO ISTITUZIONALE E LA BENEDIZIONE DI BOCELLI
La seconda parte della cerimonia ha assunto un carattere più istituzionale subito dopo il riscaldamento delle due nazionali in campo. Davanti al pubblico festante hanno sfilato le bandiere delle 48 federazioni partecipanti al torneo. Subito dopo, i riflettori si sono accesi sul tenore italiano Andrea Bocelli, che ha intonato ‘Dna’ — l’altro inno ufficiale della competizione nato sulla base elettronica del produttore David Guetta — incarnando perfettamente lo spirito di unione dell’evento. Prima dell’avvio della gara, il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha formalmente posizionato il trofeo della Coppa del Mondo al centro della tribuna d’onore dello stadio. Curiosamente, la sfida Messico-Sudafrica rappresenta una ripetizione storica: le due nazionali aprirono il Mondiale insieme anche 16 anni fa, nel 2010, quando a fare da padroni di casa furono i sudafricani.
TENSIONI E SCONTRI ALL’ESTERNO DELLO STADIO
Se all’interno dell’Azteca l’atmosfera è stata di totale festa, la giornata è stata segnata da forti tensioni in altre zone di Città del Messico. All’esterno dell’impianto e nei pressi di una delle fan zone ufficiali allestite per il Mondiale si sono registrati gravi problemi di ordine pubblico. Diverse organizzazioni locali, tra cui il sindacato degli insegnanti e i comitati delle madri dei ‘desaparecidos’, hanno dato vita a accese della manifestazioni di protesta che sono sfociate in scontri diretti con le forze dell’ordine, costringendo la Polizia a intervenire pesantemente per disperdere i manifestanti.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it di Piero Bonito Oliva
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