Il sindaco socialista Zohran Mamdani incassa il sostegno della Governatrice Hochul: sovrattassa per le seconde case sopra i 5 milioni di dollari. Donald Trump attacca: “Così si distrugge la città”.
La linea dura contro le grandi proprietà immobiliari improduttive diventa realtà. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha segnato il punto più importante della sua agenda politica ottenendo il via libera per l’introduzione della cosiddetta “tassa sui pied-à-terre”. La misura, volta a colpire i proprietari non residenti di immobili di lusso, ha ricevuto l’appoggio decisivo della Governatrice dello Stato, Kathy Hochul, scatenando l’immediata reazione del mondo conservatore e di Donald Trump.
La misura: chi sarà colpito
Il provvedimento punta dritto al cuore del mercato immobiliare d’élite di Manhattan e delle zone più esclusive della metropoli. La sovrattassa riguarderà le seconde case con un valore superiore ai 5 milioni di dollari appartenenti a soggetti che non risiedono stabilmente a New York.
“Vi avevo detto che avremmo tassato i ricchi, ora lo faremo”, ha dichiarato Mamdani in un video celebrativo sui social. L’obiettivo è duplice: generare entrate fiscali e contrastare il fenomeno delle “case fantasma”, appartamenti di altissimo pregio acquistati come asset finanziari che restano vuoti per gran parte dell’anno, contribuendo a gonfiare i prezzi del mercato locale.
Strategia politica ed equità fiscale
Per evitare le lungaggini del dibattito legislativo e il pressing delle potenti lobby immobiliari (come il Real Estate Board of New York), la Governatrice Hochul ha scelto una mossa strategica: la tassa non sarà un disegno di legge autonomo, ma verrà inserita direttamente nel bilancio statale.
Nonostante la sua natura centrista, Hochul ha giustificato la misura come un atto di equità sociale: “Chi beneficia dei servizi di New York senza viverci a tempo pieno deve contribuire ai costi per mantenerla: sicurezza, parchi, trasporti e strade. Non è una tassa sui residenti, ma su chi usa la città come un rifugio per investimenti”. La Governatrice ha citato esplicitamente il caso degli oligarchi russi che acquistano immobili di pregio, alterando l’equilibrio del mercato.
L’impatto economico
Secondo le stime dell’amministrazione, la tassa dovrebbe colpire circa 13.000 immobili e generare entrate ricorrenti per almeno 500 milioni di dollari l’anno. Cifre che serviranno a coprire parte del deficit di bilancio della città, stimato in 5,4 miliardi di dollari. Tuttavia, restano dei dubbi sulle proiezioni: analisi precedenti dell’Independent Budget Office parlavano di cifre più contenute, intorno ai 230 milioni di dollari.
La furia di Donald Trump
Non si è fatta attendere la critica di Donald Trump. Il tycoon, che nel 2019 ha trasferito la propria residenza ufficiale in Florida ma mantiene enormi interessi immobiliari nella Grande Mela (tra cui la celebre Trump Tower), ha usato i social per attaccare il sindaco.
“Il sindaco Mamdani sta distruggendo New York. Le politiche di tasse, tasse e ancora tasse sono profondamente sbagliate”, ha scritto su Truth Social, avvertendo che questa pressione fiscale spingerà i capitali lontano dalla città.
Un rapporto ambiguo
Nonostante lo scontro pubblico, il rapporto tra il sindaco socialista e l’ex Presidente appare complesso. Mamdani, insediatosi nel gennaio 2026, ha dichiarato alla CBS di comunicare regolarmente con Trump e di aver visitato più volte lo Studio Ovale, sostenendo che, nonostante le divergenze ideologiche, esistano “punti di accordo” su cui lavorare insieme per il futuro della metropoli.
Resta ora da vedere se la tassa, definita “elegante e sensata” dalla speaker municipale Julie Menin, riuscirà a superare gli eventuali ricorsi costituzionali che in passato avevano bloccato iniziative simili. Per ora, New York lancia un messaggio chiaro: il lusso improduttivo ha un nuovo, salatissimo prezzo.
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(Marc A. Hermann / MTA)