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Nota dell’UDC in seguito alla notizia del deposito della sentenza n. 646 del 30 gennaio 2026 del Tribunale delle Imprese di Palermo che ha dichiarato nulli i bilanci dell’ATO Ambiente CL1 S.p.A.

Last updated: 02/02/2026 18:28
By Redazione 169 Views 7 Min Read
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Riceviamo e pubblichiamo

L’Unione di Centro di Caltanissetta ha avuto notizia dalla stampa del deposito della sentenza n. 646 del 30 gennaio 2026 con la quale il Tribunale delle Imprese di Palermo ha dichiarato nulli i bilanci dell’ATO Ambiente CL1 S.p.A. in liquidazione 2013-2018 in accoglimento dell’azione proposta dal Comune di Serradifalco e dal Comune di Mussomeli.

Tale sentenza apre una riflessione della politica sulla annosa vicenda della liquidazione di una società che ha rappresentato un grandissimo peso per le finanze di tutti i nostri enti locali e ha spostato risorse economiche dai settori nei quali le amministrazioni comunali sono chiamate a intervenire istituzionalmente al soddisfacimento delle ragioni creditorie di soggetti che avevano rapporti con la Società d’Ambito.

La valutazione di questi bilanci ha sempre destato perplessità e deve adesso essere rivista alla luce della sentenza emessa dal Tribunale di Palermo, il cui contenuto e il cui dispositivo sono chiari e non suscettibili di interpretazione.

Ci si deve allora chiedere quali siano state le ragioni che hanno indotto la Giunta Gambino nei primi mesi del 2020 a forzare l’approvazione di tali bilanci in presenza di un quadro giuridico che deponeva per la loro bocciatura.

Dobbiamo ricordare che soltanto pochi giorni dopo il suo insediamento la Giunta Gambino ha rinunciato sic et simpliciter alle azioni giudiziarie che erano state avviate dalla Giunta Ruvolo sulla base dell’autorevole due diligence del Professor Alberto Stagno d’Alcontres (uno dei più autorevoli giuristi italiani in materia societaria) e sulla base di un contenzioso davanti al Tribunale di Caltanissetta che aveva sempre visto vittorioso l’ente locale contro ATO Ambiente e i suoi creditori che attaccavano il Comune socio di maggioranza per recuperare i loro crediti.

I tempi stretti e la mancanza di supporto giuridico a favore del riconoscimento del debito impongono oggi all’ex Sindaco Gambino di dare alla cittadinanza e alle forze politiche che la rappresentano una spiegazione chiara e convincente di questa repentina scelta che non si può esaurire nelle vaghe e non conferenti affermazioni rese nel suo primo comunicato stampa.

Stiamo parlando di una somma di dieci milioni di euro che avrebbero potuto essere destinati alla crescita della città e sono invece finiti nel calderone di una società d’ambito che trascina incredibilmente la sua chiusura (questo significa «liquidazione») da numerosi anni e rappresenta un buco nero nel quale annualmente finiscono milioni di euro.

Sbaglia l’ex Sindaco Gambino quando vuol fare intendere – se abbiamo capito bene il senso del suo comunicato stampa – che il pagamento del presunto debito con ATO Ambiente sia avvenuto senza oneri per i cittadini: questo denaro proviene infatti da un prestito e non da un’erogazione a fondo perduto che la città dovrà restituire.

Allo stesso modo si deve rilevare che il comunicato stampa della liquidatrice dell’ATO Ambiente si rifugia nei tecnicismi che non consentono ai cittadini dei comuni interessati di comprendere le ragioni di sei bilanci – e dei loro numeri, che sono spese a carico delle collettività – approvati riconoscendo un debito che il Tribunale di Palermo ha ritenuto fondato su documenti contabili nulli e sulla mancanza di chiarezza delle poste creditorie e debitorie che ha certamente determinato il voto di molti sindaci ma non di quello di Caltanissetta, che ben sapeva della situazione complessiva della società.

Appare anche grave che la liquidatrice scriva che si tratta di due soli Comuni in quanto il dato meramente numerico non toglie dignità e diritti ai cittadini di Serradifalco e di Mussomeli, fermo restando che il Comune di Montedoro e il Comune di Milena non hanno rinunciato alla causa ma hanno stipulato una transazione in quanto ATO Ambiente ha acconsentito ad abbattere il loro presunto debito.

Spiace infine rilevare che la liquidatrice non abbia scritto nel suo comunicato che l’art. 2377 del Codice Civile prevede che l’annullamento dei bilanci vale per tutti i soci e non solo per quelli parti in causa.

Infatti se molti Comuni non hanno impugnato i bilanci ciò non significa che essi non fossero viziati e anzi la mancanza di chiarezza acclarata dal Tribunale di Palermo fa comprendere che tale mancata impugnazione derivi proprio da un quadro distorto dei fatti e delle cifre.

Ben vengano dunque tutte le iniziative idonee a fare chiarezza sulle somme che in questi anni di interminabile liquidazione hanno pagato i comuni soci e quindi i loro cittadini che gli attuali attori istituzionali vorranno mettere in atto anche rivolgendosi alle Autorità competenti.

Quando si tratta di denaro pubblico e quindi di denaro dei cittadini non ci devono essere ostacoli di partito ma si deve lavorare tutti per utilizzare le risorse comuni al meglio e per dare chiarezza alle collettività amministrate.

In questo quadro appare opportuno che la liquidatrice dell’ATO Ambiente faccia un passo indietro e rassegni le sue dimissioni non solo alla luce della sentenza ma anche sulla scorta del fatto che questa liquidazione dura da troppo tempo, con esborsi che le nostre cittadine non si possono più permettere perché si devono assicurare loro servizi e tutele.

IL COORDINAMENTO U.D.C

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