Il tycoon gela nuovamente il governo Meloni sul caso Iran e minaccia il ritiro delle truppe dalle basi italiane. Rubio conferma: “Rapporti da riesaminare2.
Non basta la diplomazia del “corpo a corpo” tentata dal Segretario di Stato Marco Rubio per sanare la ferita tra Washington e Roma. Donald Trump torna all’attacco e lo fa con la precisione di un cecchino, colpendo direttamente il cuore dell’alleanza atlantica. In una telefonata esclusiva al Corriere della Sera, il “Commander in Chief” ha usato parole che lasciano poco spazio alle interpretazioni: “L’Italia non c’era quando avevamo bisogno di lei2.
Il nodo Sigonella e il “no” alla guerra
Al centro del risentimento di Trump c’è il mancato appoggio italiano durante l’escalation militare tra Stati Uniti e Iran. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è al diniego dell’uso della base di Sigonella e alla scelta del governo Meloni di non seguire la scia bellica di USA e Israele contro Teheran.
Nemmeno l’ipotesi di un impegno italiano post-conflitto (come l’invio di dragamine dopo il cessate il fuoco) sembra scalfire il tycoon, che ha liquidato la questione con freddezza: «Io ci sono sempre stato per l’Italia, il mio Paese c’è sempre stato. Ma voi no».
Basi militari e il “messaggio” a Salvini
Il futuro della presenza militare americana in Italia appare oggi più incerto che mai. Trump ha confermato di stare «prendendo in considerazione» lo spostamento di truppe dalle basi italiane, una mossa che ridisegnerebbe gli equilibri geopolitici del Mediterraneo.
Ma la pressione non è solo militare, è anche politica. Il recente post di Trump su Truth, in cui rilanciava un’intervista a Matteo Salvini, suona come un avvertimento a Palazzo Chigi: un sottile suggerimento che il tycoon potrebbe cambiare il proprio interlocutore privilegiato all’interno della coalizione di governo. Una mossa che il Presidente ha commentato con un laconico: «Lo ritenevo appropriato».
La linea Rubio: «Un problema di logistica e fiducia»
A dare manforte alla linea dura della Casa Bianca è stato lo stesso Marco Rubio. Durante un punto stampa all’ambasciata americana, dopo i colloqui con il Vaticano e il governo, Rubio ha rincarato la dose:
«Se alcuni Paesi europei ci negano l’uso delle basi per emergenze importanti, ostacolando le missioni e creando rischi inutili, allora il senso della nostra presenza nella NATO va riesaminato».
La replica di Roma: “L’alleanza va oltre le persone”
Nonostante il clima gelido, i ministri Crosetto e Tajani tentano di gettare acqua sul fuoco, puntando sulla solidità storica del legame bilaterale:
– Guido Crosetto (Difesa): «Non ci sono strappi. Le nazioni possono avere visioni diverse su singoli eventi, ma l’alleanza dura da decenni e non dipende dai singoli governi».
– Antonio Tajani (Esteri): «Gli USA restano il nostro principale alleato. Se non condividiamo qualcosa, lo diciamo con franchezza».
Uno sguardo alle Midterm
Dietro la prudenza di Palazzo Chigi emerge però una strategia di attesa. Con le elezioni di Midterm previste tra sei mesi, l’Italia — e con essa il Vaticano — sembra aver iniziato a scommettere su un possibile ridimensionamento politico di Trump, cercando di traghettare il rapporto transatlantico oltre le tempeste dell’attuale amministrazione.
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