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Palazzo del Carmine: Il valzer delle poltrone e il silenzio…. Benvenuti nel “Bunker” Tesauro

Last updated: 17/02/2026 9:15
By Sergio Cirlinci 471 Views 7 Min Read
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È inutile che si continui a giocare a nascondino. È inutile che a Palazzo si esercitino nell’arte del fischiettare guardando il soffitto, convinti che se loro fanno finta di niente, i cittadini dimenticano tutto.

La verità è come l’acqua, non importa quanto sigilli le finestre, alla fine esce sempre dalle fessure.

La settimana scorsa, nelle segrete stanze, si è girato un thriller politico finito con uno “STOP” ma con finale rinviato.

Erano lì, a un passo dalla firma, con le penne già cariche di inchiostro per il rimpasto della Giunta Tesauro.

Il Pettirosso, che di solitamente ci azzecca, ci aveva anticipato già il 13 febbraio, in questo articolo, che qualcosa si stava muovendo, e non erano solo le solite sedie trascinate nei corridoi.

Oggi lo abbiamo interpellato, anche per rimproverarlo del fatto che non è successo quello da lui anticipato e questa è stata la sua risposta: “Vi avevo avvisato che l’aria stava cambiando, che le sedie scottavano e che qualcuno stava già preparando gli scatoloni. Non ero impazzito e non raccontavo frottole, il rimpasto era servito, la tavola era apparecchiata, mancava solo il brindisi finale. Poi, d’improvviso, i muri hanno cominciato a tremare dalle urla, a quel punto qualcuno ha spento la luce e ha gridato.. fermate tutto”.

Riassumendo i fatti. Avevamo letto di un viavai di assessori ed esponenti di maggioranza che neanche al casting di un reality show. Riunioni segretissime, si fa per dire, con l’unica, vistosa assenza di un assessore e dei suoi fedelissimi, che comunque osservavavno e ascoltavano tutto.

Poi, quando il segreto di Pulcinella era diventato di dominio, quasi, pubblico, ed il rimpasto era quasi una realtà, anche se in questo caso non era importante il titolo o le deleghe, l’importante era sedersi.

Ma proprio sul più bello, quando l’annuncio sembrava imminente e già si stava organizzano come e dove farlo, è arrivato lo STOP.

Ma perché il progetto è stato parcheggiato, ovviamente con le quattro frecce e in doppia fila?

La risposta è semplice, i soliti, vecchi veleni.

C’era chi non voleva tra i piedi chi, in campagna elettorale dal palco, non ha propriamente usato “parole gentili”, chi voleva un assessorato in più per la collezione primavera-estate e c’erano coloro che in caso di defenestrazione minacciavano di traslocare dall’altra parte dell’aula, anche se la minaccia era numericamente vana, visto che i due “per il momento” oppositori erano già pronti a prendere il loro posto.

E mentre la politica gioca a Risiko, la città osserva l’immobilismo su tanti fronti, solo annunci, parole e promesse, ma nota soprattutto il silenzio del Palazzo, solitamente solerte nel produrre valanghe di comunicati per l’inaugurazione di una fioriera o per appuntarsi medaglie, spesso altrui, sul petto, ultimamente è diventato un “eremo di clausura”.

Silenzio assoluto anche sulla “questione Falcone”, non legato alla sua appartenenza alla DC di Totò Cuffaro, ma relativamente alle affermazioni “poco gentili”che sono lì, sue o riportate, poco importa, visto che non sono state smentite e che pesano come macigni.

Eppure da Tesauro e soci, nemmeno un soffio di vento.

Chi tace acconsente? Beh, senza una presa di distanza o un chiarimento, l’unica interpretazione è che vada bene così.

Ma ai cittadini, quelli che leggono non va bene affatto così. Quando un cittadino, un giornalista o un esponente dell’opposizione si sbaglia e esagera con la critica, viene sutito ripreso da qualche esponente dell’amministrazione in carica , mentre se a sbagliare è uno di loro, si tace, ma probabilmente quanto detto lo si condivide..

E’ una strana metamorfosi dell’amministrazione, quando c’è da celebrare un successo o zittire qualcuno, le loro dita volano veloci, quando invece l’argomento scotta e le nubi si addensano cariche di “pioggia” politica, il Palazzo si chiude a riccio.

Fare chiarezza sarebbe il minimo sindacale. Spiegare come vengono spesi i soldi, essere presenti ai Q.T. per rispondere alle interrogazioni, scusarsi di certe uscite pubbliche di alcuni componenti della giunta è un dovere, non un optional da usare a convenienza.

Probabilmente sperare che la “tempesta” passi in fretta e che la memoria dei cittadini sia corta è un azzardo pericoloso, anche perchè quando le “tempeste” si susseguono, difficilmente si dimentica.

I nodi, per questa amministrazione stanno arrivando al pettine ed hanno la forma dei “cavoletti di Bruxelles”, ortaggi dal sapore amarognolo e solitamente poco dolci. Ad Maiora

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