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Parco Dubini tra tavoli tecnici e rinvii burocratici: il rischio a che il tempo logori speranze e promesse

Last updated: 09/06/2026 9:09
By Sergio Cirlinci 194 Views 8 Min Read
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La vicenda della riapertura del Parco Dubini di Caltanissetta ha vissuto una giornata cruciale durante l’ultimo Consiglio comunale monotematico.

Quella che il Comitato spontaneo in difesa del parco ha definito, con comprensibile soddisfazione, “una giornata di buona politica e buona amministrazione” ha sancito la nascita di una sinergia tra l’Asp, proprietaria dell’area, il Comune e i cittadini.

L’accordo prevede l’istituzione di un “tavolo tecnico” per programmare gli interventi indispensabili alla messa in sicurezza e definire un modello di gestione condiviso e sostenibile, finalizzato a restituire alla comunità un polmone verde chiuso ormai da mesi.

Il Comitato ha espresso piena disponibilità a collaborare portando idee e progetti, mentre il direttore generale dell’Asp, Salvatore Ficarra, e l’assessore comunale Salvatore Licata si sono detti favorevoli al comodato d’uso gratuito per il Comune, fermo restando il finanziamento di 5 milioni e più già stanziato per il vecchio immobile del Dubini destinato alla Rems.

Tuttavia, grattando via la patina dei comunicati entusiasti e dei sorrisi istituzionali a favore di telecamera, emerge il solito, stancante schema.

La politica, si sa, quando si mostra in pubblico o davanti alla cittadinanza è sempre aperta al dialogo, accogliente, prodiga di promesse e apparentemente disponibile a risolvere ogni dramma sociale.

Poi, però, quando si chiudono le porte delle stanze del potere, laddove l’occhio del popolo non vede e l’orecchio del cittadino non sente, la musica cambia e ci si scontra con una realtà ben diversa fatta di veti, melina e dietrofront.

Vien da chiedersi, perché si sono persi tanti mesi? Oggi, se si fosse intervenuto prima, probabilmente il Parco sarebbe tornato ad essere già fruibile.

Ricordiamo infatti che la chiusura iniziale era stata disposta legittimamente tramite un’ordinanza sindacale di allerta meteo, a causa del passaggio del ciclone Harry. Il blocco successivo, tuttavia, è stato imposto dall’ASP di Caltanissetta, legittima proprietaria dell’area, che ha sbarrato i cancelli per precise ragioni, la mancanza di fondi immediati per la manutenzione straordinaria e la rimozione degli alberi pericolanti, i problemi statici di sicurezza dell’intero complesso dell’ex sanatorio e, infine, l’incompatibilità a lungo termine con la futura destinazione d’uso del sito, già finanziato per ospitare una REMS, (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza).

Criticità reali, certo, ma davanti alle quali la macchina amministrativa si è letteralmente impantanata invece di agire d’urgenza.

A gettare un’ombra gelida sui facili entusiasmi dell’aula è intervenuto duramente l’ex assessore comunale all’Ambiente, Oscar Aiello, sollevando una pesantissima questione di verità e sostenibilità economica. Con una nota esplicita, Aiello ha lanciato un monito chiaro: “Non è giusto creare false illusioni”. Se l’amministrazione non riesce oggi a garantire pienamente la cura del patrimonio arboreo e del verde pubblico già esistente in città, come può pensare di farsi carico dell’immensa area e delle complesse infrastrutture del Parco Dubini?

Accettare il comodato d’uso gratuito dall’Asp significa, nei fatti, accollarsi l’intera responsabilità giuridica, l’onere economico della messa in sicurezza, la successiva manutenzione e la gestione totale. Un’operazione che si scontra con la cronica carenza di risorse umane e le ridottissime disponibilità economiche con cui gli uffici comunali combattono quotidianamente. La credibilità della politica, ricorda l’ex assessore, si misura sulla capacità di proporre soluzioni reali, non proclami da palcoscenico.

Caltanissetta, d’altronde, ha la memoria lunga e le ferite ancora aperte. Quante volte abbiamo già visto di questi film?

Basti pensare alle roboanti promesse di aiuti economici e interventi miracolosi mai arrivati per la salvare l’Antenna Rai, o ai fiumi di parole e ai buoni propositi sbandierati ai quattro venti sul rilancio dell’Università e sul miraggio del Policlinico.

Grandi annunci in pubblica piazza, il nulla di fatto nei fatti concreti.

A ben guardare, il primo vero cortocircuito dell’intera vicenda del Dubini si è consumato proprio in occasione della primissima riunione del tavolo tecnico, saltata a causa di una non comunicazione, specchio di una macchina burocratica che non comunica bene o che non, osiamo dire, voler comunicare, se non quando è costretta a farlo dalla pressione dei cittadini che scendono in piazza a raccogliere firme per un diritto basilare.

In questo quadro di perenne diffidenza, va comunque registrato il nuovo spirito collaborativo dimostrato dall’attuale amministrazione comunale. Un cambio di rotta netto se si considera che il predecessore dell’assessore Licata, l’ex ass. Mirisola, nella sua ultima apparizione in aula prima della sua “defenestrazione politica” , avvenuta, sia chiaro, per dinamiche interne di coalizione del tutto estranee alla vicenda del parco, parlando a nome della giunta aveva chiuso categoricamente le porte a una anche se pur minima collaborazione.

Delle due l’una, direbbe qualcuno, e di fronte a questa improvvisa inversione di tendenza “il sindaco dal mio insediamento mi ha ricordato l’importanza del Parco Dubini e di lavorarci per riaprirlo”, in sintesi le parole dell’assessore Licata, pronunciate durante il consiglio monotematico aperto sul Parco, non ci si possono che rallegrare per questa nuova e più aperta posizione assunta oggi da Palazzo del Carmine, ma bisogna tenere la guardia altissima, per non cadere nel gioco della politica

L’auspicio è che questo rinnovato percorso si traduca in tempi rapidissimi in atti concreti e in una soluzione finalmente definitiva.

Ma il timore reale, quasi una certezza storica da queste parti, è che la sfilza di tavoli tecnici che sicuramente si terranno siano solo il solito modo collaudato che ha la politica per prendere tempo, sfinire la protesta e far cadere tutto nell’oblio. Più si allungano i tempi della burocrazia e si moltiplicano gli incontri, più aumenta il rischio di veder svanire ogni buon proposito. Lo strumento del “tavolo” rischia di rivelarsi, ancora una volta, il rifugio perfetto della dilazione e dell’immobilismo, dove i verbali si accumulano all’infinito trasformandosi in passerelle utili solo a gettare fumo negli occhi dei cittadini.

Vogliamo sperare che questa volta l’esito sia diverso e che la sinergia sbandierata non si impantani nei soliti rimpalli di responsabilità o in promesse economiche insostenibili.

La città non ha bisogno di infiniti pensieri, verbali e rinvii, ma di cancelli aperti.

Il tempo delle parole da palcoscenico è scaduto, adesso servono i fatti, quelli veri. Ad Maiora

Foto IA

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