Il Medio Oriente è nuovamente l’epicentro di una crisi energetica globale. Dopo undici giorni di conflitto tra l’asse USA-Israele e l’Iran, il prezzo del greggio ha infranto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, scatenando il panico sulle borse e costringendo il G7 a valutare misure d’emergenza.
Greggio fuori controllo: WTI e Brent in volo
La fiammata dei prezzi non accenna a placarsi. Nelle ultime ore:
-Il West Texas Intermediate (WTI) ha superato i 116 dollari, con un balzo del 30%.
-Il Brent si è allineato su valori analoghi, rendendo l’energia sensibilmente più cara in pochi giorni.
La causa scatenante è il blocco dello Stretto di Hormuz attuato da Teheran, una mossa strategica che sta strangolando il transito energetico globale. A peggiorare il quadro sono i raid israeliani sugli impianti di raffinazione iraniani, attacchi che avrebbero creato forti tensioni diplomatiche tra Benjamin Netanyahu e Donald Trump, con quest’ultimo preoccupato per l’effetto destabilizzante dei bombardamenti sui mercati internazionali.
Borse in picchiata e lo “spettro” del 2022
L’instabilità bellica si è tradotta immediatamente in un terremoto finanziario. L’ondata di vendite è partita dall’Asia per poi travolgere l’Europa:
| Piazza Affari / Indice | Performance | Note |
| Tokyo (Nikkei 225) | -5% | Toccate punte di perdita del 7% |
| Seul (Kospi) | -6% | Il governo annuncia l’uso delle riserve |
| Milano (FTSE MIB) | -3% | Apertura in forte calo |
| Parigi / Madrid | -2.5% | Diffuso clima di incertezza |
Non è solo il petrolio a preoccupare: il prezzo del gas sulla piattaforma TTF è schizzato a 64 euro, livelli record che riportano la memoria alla crisi energetica del 2022.
La contromossa del G7: riserve strategiche in campo
Per arginare l’inflazione e proteggere consumatori e imprese, i ministri delle Finanze del G7 hanno convocato una riunione d’urgenza. L’obiettivo è un rilascio coordinato delle riserve strategiche di greggio, sotto l’egida dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE).
Tuttavia, l’efficacia di questa mossa rimane incerta. Le minacce che arrivano da Teheran sono pesanti: il portavoce militare iraniano, Ebrahim Zolfaghari, ha avvertito che se gli attacchi alle infrastrutture non cesseranno, il prezzo del barile potrebbe spingersi fino alla cifra shock di 200 dollari.
Il punto di vista: La sensazione degli analisti è che il rilascio delle riserve possa servire solo come “tampone” temporaneo. Senza una de-escalation militare, la stabilità dei prezzi rimane un miraggio.
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