Gli Stati membri dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno formalmente adottato a Ginevra il primo accordo pandemico al mondo. Una votazione da cui si sono però astenuti 11 Paesi: tra questi, l’Italia. La contrarietà rispetto a questa decisione è unanime nella comunità scientifica e diffusa anche tra i partiti politici di opposizione.
La preoccupazione degli igienisti italiani
“Stupore e perplessità in merito alla decisione dell’Italia di astenersi dal voto sul Patto pandemico dell’Organizzazione mondiale della sanità, approvato a Ginevra”.
Così la Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SiTI) si è pronunciata rispetto alla scelta del nostro Paese di non votare, nella plenaria dell’Assemblea mondiale della sanità di lunedì 20 maggio, un accordo che “introduce strumenti innovativi per rafforzare la preparazione, la sorveglianza e la risposta alle crisi epidemiche e pandemiche”.
L’astensione “appare ancor più sorprendente alla luce delle fragilità emerse durante la recente pandemia da Covid-19”, continua la società, evidenziando come a ciò si aggiunga “la preoccupazione per il ritardo nell’aggiornamento del Piano pandemico nazionale, il cui percorso è attualmente bloccato dalla recente bocciatura da parte della Conferenza delle Regioni”.
Una mancanza che “rappresenta un serio elemento di vulnerabilità”, anche alla luce “della crescente minaccia di rischi infettivi emergenti e riemergenti, come l’influenza aviaria, le arbovirosi e l’antibioticoresistenza”.
I veterinari: “Nessuna limitazione alla sovranità nazionale”
Posizione analoga a quella espressa dal Sindacato italiano veterinari medicina pubblica (Sivemp). “L’Italia ha scelto di non scegliere, di non esserci, di tirarsi indietro proprio nel momento in cui serviva assumersi una responsabilità chiara”.
Queste le parole del segretario Aldo Grasselli, secondo cui si è di fronte a “un atto di irresponsabilità che condanna l’Italia a un ruolo marginale proprio nel campo dove ha sempre dato un esempio avanzato di sanità pubblica”. Il governo, continua il segretario, ha deciso per l’astensione “appellandosi alla sovranità nazionale, fingendo di difendere un principio che nessuno aveva minacciato”, in quanto “il testo dell’accordo, ribadisce esplicitamente che ogni decisione resta nelle mani degli Stati”.
Grasselli ribadisce come i punti chiave dell’accordo Oms includano “un approccio integrato one health, il rafforzamento dei sistemi sanitari nazionali, la promozione della produzione locale di vaccini e strumenti medici, la creazione di un sistema multilaterale di accesso e condivisione dei patogeni e dei benefici e l’istituzione di una rete globale di logistica e approvvigionamento”. “Nessuna cessione di potere, nessuna ingerenza, nessuna imposizione”, continua, sottolineando come si tratti di una “proposta, ragionevole e necessaria, di costruire insieme una risposta più equa, più rapida, più trasparente alle prossime crisi sanitarie globali”.
Secondo Ricciardi e Burioni “l’astensione è una scelta politica”
Contro una posizione vicina al sovranismo si sono schierati diversi scienziati: dall’igienista dell’università Cattolica del Sacro Cuore Walter Ricciardi (“l’adozione dell’accordo pandemico è un traguardo importantissimo, l’astensione dell’Italia non ha nessuna spiegazione né scientifica né di sanità pubblica, ma si tratta di una scelta di natura politica”) al virologo dell’Università Vita-Salute San Raffaele Roberto Burioni (“La decisione del governo è molto grave, perché nel malaugurato caso che dovesse esserci una pandemia è fondamentale farsi trovare preparati. E rispondere da soli non è proprio possibile. I virus non possono essere bloccati alla frontiera”).
Tra le diverse voci schieratesi contro la posizione assunta dal Governo italiano, sono in molti a pensare che questa sia nata dalla necessità di assecondare una parte dell’elettorato, rappresentata da cittadini contrari alle vaccinazioni.

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