Caltanissetta 21/07/2026. Dopo un’attenta lettura del duro comunicato diffuso dal consigliere comunale Armando Turturici, link, che, al momento, non ha registrato reazioni, viene logico e spontaneo aggiungere altro. Si tratta di considerazioni e denunce che da mesi, dalle nostre pagine, continuiamo a ripetere inascoltati, mentre la città assisteva all’ennesimo teatrino della politica.
Abbiamo apettato che finisse il weekend e che la politica, tornando ad occuparsi della città, proferisse parola sul comunicato di Turturici. Ma come era abbastanza prevedibile il silenzio, come capita spessissimo quando la “patata scotta”, ancora una volta l’ha fatta da padrona.
A questo punto, e lo sentiamo quasi come un obbligo morale, non possiamo tacere, se non altro per ridadire quanto detto da mesi in diversi articoli, ma anche per porre altre domande, che sappiamo benissimo verranno lette, ma che difficilmente otterrano risposte.
Il “balletto di responsabilità” andato in scena negli ultimi giorni sulla riapertura della piscina di via Rochester, fotografa in modo nitido il fallimento gestionale di questa amministrazione.
D’altronde, la strategia comunicativa di questa giunta segue ormai un copione consolidato. Su altri fronti caldi della gestione cittadina abbiamo assistito a giustificazioni a dir poco surreali, dove le colpe dei ritardi o mancanze venivano scaricate persino sugli eventi atmosferici, tirando in ballo addirittura il “Ciclone Harry”. Ma quando si passa a dossier altrettanto scottanti come ad esempio la piscina di via Rochester, l’ex Banca d’Italia o l’acquisto dei locali destinati al Centro per l’Impiego, l’alibi del maltempo non regge più e, non potendosi aggrappare alla furia degli elementi, l’amministrazione preferisce allora evocare una sorta di “fato malefico”, una sfortuna cieca e avversa che, guarda caso, si abbatte sistematicamente su ogni singola opera pubblica della città, rallentando e bloccando tutto in modo indipendente dalla volontà della politica.
Un modo comodo per non ammettere una realtà ben diversa, l’assenza strutturale di programmazione e di una reale direzione dei progetti.
Oltre alle evidenti colpe politiche, che la giunta sull’argomento piscina, com’era ampiamente prevedibile, ha immediatamente cercato di scaricare in toto sulla ditta esecutrice, c’è un dato che emerge in tutta la sua gravità, la totale mancanza di controllo e vigilanza sul cantiere durante lo svolgimento dei lavori, come anche il fornire un’informazione completa.
Ciò che lascia profondamente sbigottiti è la genesi dell’accordo di transazione da ben 700 mila euro, fatto digerire all’aula e alla cittadinanza quasi a scatola chiusa.
Tutti i consiglieri comunali, essendo stato approvato all’unanimità, hanno espresso voto favorevole fidandosi ciecamente delle rassicurazioni che venivano loro propinate dai banchi della giunta, anche perché se qualcuno si fosse permesso a sollevare qualche dubbio, sarebbe stato accusato, come già successo, di remare contro e non voler far riaprire la piscina per non riconoscere il buon lavoro fatto dall’attuale amministrazione ..
Era stato detto loro, ma anche ai cittadini, che quelle somme, sottratte con sacrificio ad altri servizi essenziali della città, erano necessarie, urgenti e soprattutto risolutive per restituire finalmente ai cittadini un impianto sbarrato da ben sette anni.
Ma si è rilevata una fiducia tradita. Peccato, infatti, che quell’ingente esborso di denaro pubblico, anche se al momento parziale, non sia servito a nulla.
Per mesi la retorica ufficiale ha addebitato i continui rinvii a fattori marginali, un quadro elettrico che non arrivava, piccoli intoppi burocratici, dettagli tecnici facilmente superabili. Scuse che oggi crollano come un castello di carte di fronte a una verità disarmante che la ditta ha esplicitato in maniera chiara.
Nel momento tanto atteso dei collaudi finali si è aperto il vero vaso di Pandora, una importante dispersione idrica, causata da perdite strutturali massicce nelle vasche e da tubazioni sotterranee completamente fatiscenti, dispesione che, tra le altre cose non si comprende bene dove vada a finire, con la preoccupazione che infiltrandosi nelle fondazioni, potrebbe mettere a rischio la stabilità della struttura. Una realtà devastante che, a leggere le dichiarazioni ufficiali, sembra aver colto di sorpresa tutti, o quasi.
Come al solito le domande sorgono spontanee. Ma è mai possibile una sorpresa del genere? Davvero nessuno, tra tecnici, progettisti e amministratori, ha mai pensato che dopo sette anni di totale abbandono e incuria una parte delle tubazioni andasse preventivamente e inevitabilmente ispezionata e sostituita a prescindere?
E, guardando ancora più a fondo, qualcuno comincia a sussurrare che certe perdite fossero già preesistenti, risalenti addirittura alla vecchia gestione dell’impianto?
Se il problema non è stato evidenziato e diagnosticato nelle fasi preliminari dei lavori, è chiaro che chi ha effettuato gli interventi si è “fidato” di quanto dichiarato o certificato, operando senza indicazioni precise e una reale direzione e supervisione da parte dell’ente pubblico.
E oggi la ditta, che avrebbe comunque porsi delle domande sulla tenuta e portata dell’impianto idrico, e l’intera città ne pagano, drammaticamente, le conseguenze.
La richiesta di accesso agli atti annunciata dal consigliere Turturici per verificare l’applicazione delle penali alla RTI Caltanissetta Sportiva ed anche altro è sicuramente un atto dovuto, ma forse non basta.
Resta l’enorme nodo della responsabilità politica.
Chi ha rassicurato la città, chi ha partecipato alle sfilate istituzionali con tanto di foto di gruppo e sopralluoghi trionfalistici, oggi ha il dovere morale di risponderne.
Come sottolineato da Turturici, gli assessori competenti, compreso chi li ha nominati, dovrebbero fare un passo indietro, le dimissioni non sarebbero un mero gesto simbolico, ma un atto di assunzione di responsabilità verso una cittadinanza stanca di essere “presa in giro” dai soliti annunci che non trovano poi riscontri nella realtà.
In attesa di domani., quando il sindaco esporrà al consiglio la sua relazione annule, non resta che sperare che anche altri consiglieri, non solo di opposizione, alzino la manina e, chiedendo la parola, si uniscano a quanto evidenziato dal loro collega Turturici, chiedendo conto e ragione di una situazione che ha coinvolto anche loro, con il voto all’unanimità sull’accordo di transazione, chiedendo anche di verificare i tanti interrogativi che si sono possti e che si contuniano a porre. La speranza è che non si faccia finta che non sia successo nulla.
Ma succederà ? Vedremo, di certo la città attende risposte e non accetterà che su questo tema, come su altri, si sorvoli pensando che il non parlarne sia la strada per farli dimenticare.
La politica di palazzo pesa sulle casse comunali, soldi nostri, circa 1,5 milioni di euro l’anno, tra gettoni ed emolumenti, è venuto il tempo che si dimostri che sono soldi ben spesi. Ad Maiora

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