Nonostante i proclami della Premier Giorgia Meloni contro chi trascina la competizione elettorale nella “lotta nel fango”, il clima politico si scalda pericolosamente.
Al centro del mirino del Governo e di Fratelli d’Italia finiscono due magistrati: Nicola Gratteri, Procuratore di Napoli, e Piergiorgio Morosini, Presidente del Tribunale di Palermo. Se contro il primo l’accusa è di “propaganda estrema”, contro il secondo viene sferrato un attacco basato su informazioni palesemente errate.
Il “caso Gratteri”: lo scontro con Mantovano
Il sottosegretario Alfredo Mantovano, braccio destro della Premier, è tornato ad attaccare Gratteri dopo le polemiche sulla sua intervista in cui sosteneva che a votare “Sì” al referendum sulla separazione delle carriere sarebbero stati “indagati, imputati e massonerie deviate”.
Intervenendo a un evento di Libero, Mantovano ha definito “sconcertanti” i toni del magistrato:
“È meno tollerabile che i toni estremi arrivino dalla magistratura. Un magistrato che fa propaganda oggi potrebbe privarmi della libertà domani.”
La critica si è poi spostata sulle reazioni social monitorate da Gratteri. Secondo Mantovano, ipotizzare verifiche sui profili di chi si esprime a favore del Sì equivarrebbe a profilare politicamente i cittadini: “Un criminale va perseguito per i crimini, non per come vota”.
Fake News su Palermo: il bersaglio è Morosini
Ancor più tesa la situazione riguardante Piergiorgio Morosini. Fratelli d’Italia ha diffuso sui social un fotocollage del magistrato, accusandolo di aver firmato la sentenza che condanna lo Stato a risarcire la ONG Sea Watch. L’obiettivo è chiaro: delegittimare chi, avendo scritto un libro contro la separazione delle carriere (Mani legate), avrebbe — secondo FdI — interessi politici dietro le sentenze.
I fatti, però, dicono altro:
–La firma: Morosini è totalmente estraneo alla sentenza Sea Watch. L’atto è stato firmato dalla giudice Maura Cannella.
–La natura del processo: Non si tratta di un caso penale (dove avrebbe rilevanza il tema della separazione delle carriere), ma di una causa civile.
–Il risarcimento: I 76 mila euro che lo Stato dovrà pagare alla ONG sono il rimborso di spese documentate (carburante, tasse portuali) per un fermo amministrativo della nave durato mesi nonostante il silenzio-assenso del Prefetto.
Solidarietà e distanze
In questo clima di sospetto, Morosini ha preso le distanze dalle polemiche durante un convegno a Palermo, ribadendo la piena legittimità di chi sostiene il Sì al referendum e definendo “ultronee” (superflue) certe precisazioni sui sostenitori della riforma.
Nonostante la cautela dei magistrati, l’attacco frontale della politica non si placa.
Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo ha già inviato una lettera di solidarietà a Morosini, stigmatizzando gli attacchi subiti dal partito di maggioranza.
Fonti varie
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