Un tragico fatto di cronaca si è trasformato nel giro di poche ore in un caso politico, sollevando una bufera sulle modalità di propaganda e sulla sicurezza. Nella serata di lunedì a Reggio Emilia, il pizzaiolo 67enne Raffaele Stipa è stato ucciso a coltellate all’interno della sua pizzeria «Yoghi» per essersi rifiutato di regalare l’ennesima cena a un cliente. Nel tentativo di difenderlo, è rimasta gravemente ferita anche la sorella Antonella.
Prima ancora che la Procura e le forze dell’ordine potessero ufficializzare l’identità dell’aggressore, esponenti della Lega sono intervenuti duramente sulla vicenda dando per scontato che l’assassino fosse uno straniero. Tommaso Fiazza, capogruppo del Carroccio in Regione Emilia-Romagna, e la deputata Laura Cavandoli hanno diffuso dichiarazioni di fuoco in cui si parlava di «un’Italia violata dallo straniero». Fiazza ha inoltre esplicitamente invocato il concetto di «remigrazione» (cavallo di battaglia della destra sovranista), definendolo «uno strumento concreto di tutela della sicurezza» di fronte a una violenza giudicata «incompatibile con il nostro modo di vivere».
La ricostruzione politica si è però infranta contro la realtà dei fatti emersa poche ore dopo. Le indagini della polizia, supportate dalle immagini delle telecamere di sorveglianza, hanno portato all’arresto nella notte del presunto killer: si tratta di Andrea Pellati, un uomo di 42 anni, originario del posto, già noto alle forze dell’ordine con precedenti per droga e seguito dai servizi psichiatrici.
Una volta appreso che l’assassino non era uno straniero ma un cittadino italiano, è scattato il tempestivo dietrofront. Gli esponenti leghisti hanno cercato di correre ai ripari chiedendo alle agenzie il ritiro immediato delle note stampa inviate in mattinata, chiudendosi in un silenzio imbarazzato.
La mossa del Carroccio ha scatenato la durissima reazione delle opposizioni, che accusano il partito di Matteo Salvini di strumentalizzare i drammi umani a fini elettorali.
«Non è politica, è sciacallaggio sulla pelle di un cadavere», ha commentato duramente Andrea Massari, esponente del Partito Democratico, rimarcando come la sicurezza si costruisca «con la prevenzione, i servizi e la presa in carico dei soggetti fragili, non con gli slogan d’odio».
Critiche speculari sono arrivate dal Movimento 5 Stelle e da Alleanza Verdi e Sinistra. Il deputato di Europa Verde, Angelo Bonelli, ha definito la vicenda «l’emblema del metodo Lega: si fa propaganda prima di verificare i fatti e si ritratta dopo. Nel frattempo l’odio seminato resta, perché la propaganda corre purtroppo più veloce della verità». Nel mirino dei progressisti è finita la tendenza a valutare la gravità di un crimine o l’urgenza della sicurezza solo in base alla nazionalità di chi lo commette.

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