Come si apprende da laRepubblicaPalermo, l’approvazione della Manovra di Stabilità ha chiuso un capitolo per il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ma ne ha aperto uno ben più spinoso.
Il voto risicato, appena 29 favorevoli su 44 deputati di maggioranza, e il fenomeno diffuso dei “franchi tiratori”, con picchi di 18 voti di defezione, hanno reso evidente la fragilità degli equilibri e l’urgenza di una riflessione profonda sul rilancio dell’azione di governo. Il primo nodo da sciogliere, noto da ottobre, è il rimpasto della Giunta.
La votazione della Finanziaria ha messo in luce una maggioranza divisa. Oltre all’assenza di Schifani stesso, si sono registrate defezioni significative, in Forza Italia/Affini, assente Alessandro De Leo, Riccardo Gallo e Margherita La Rocca Ruvolo, tra gli Autonomisti (MpA) assenti Ludovico Balsamo, Giuseppe Carta e Roberto Di Mauro. Gianfranco Micciché (Misto) e Geremia Lombardo fuori dall’Aula, pur dichiarando voto favorevole, Democrazia Cristiana assente Carmelo Pace, e non votanti Nuccia Albano, Salvo Giuffrida e Andrea Messina infine la Lega, non ha espresso voto il presidente della commissione Sanità, Giuseppe Laccoto.
I due assessori tecnici in quota Forza Italia, Daniela Faraoni e Alessandro Dagnino, sono dati per uscenti. Tuttavia, lo scetticismo serpeggia tra i berlusconiani: la loro sostituzione con figure politiche potrebbe innescare una “slavina significativa” all’interno del partito, proprio mentre si prepara al primo congresso regionale, il cui esito è tutt’altro che scontato.
Il vertice di maggioranza è convocato per gennaio per definire la strategia futura. Sul tavolo ci sono due visioni diametralmente opposte:
L’unica via, secondo Raffaele Lombardo, (MpA) è da azzerare l’intero esecutivo. L’azzeramento, a suo dire, avrebbe dovuto avvenire già dopo la bufera giudiziaria che ha coinvolto Cuffaro per evitare “azioni di giustizia sommaria”. Non mancano le frecciatine a Schifani, dalla super commissione per la selezione dei manager, giudicata inefficace perché operativa a ridosso della prossima legislatura, al piano partitico: pur federando l’MpA a FI, Lombardo ha fatto sapere di aver proseguito con il tesseramento autonomista per evitare lo scioglimento del suo partito.
Il segretario della Lega Nino Germanà aspetta che “non si tocchi nulla” e che la Giunta rispecchi il risultato elettorale delle Regionali. “Confermiamo la fiducia nei nostri assessori,” ha ribadito Germanà.
Nonostante i quattro non votanti in manovra, Ignazio Abbate (Dc) ha ribadito l’appartenenza del suo gruppo alla maggioranza, rilanciando la richiesta di un “rientro in giunta”. Abbate apre inoltre a una “collaborazione parlamentare” con Cateno De Luca per garantire un sostegno maggiore a Schifani, suggerendo al Governatore la necessità di riorganizzare l’esecutivo per “dare il massimo” in vista della sua ricandidatura negli ultimi 18 mesi di legislatura.
L’emissario di Giorgia Meloni in Sicilia, Luca Sbardella, non si sbilancia, ma ha le idee chiare in caso di modifiche: la senatrice Ella Bucalo al posto dell’assessora Elvira Amata (FdI).
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