Il Governatore: «Cercherò di fare cambi singoli, a me interessa una organicità dell’azione di governo». Nessuna esclusione preventiva, neppure all’interno di Forza Italia
Il rimpasto della giunta regionale siciliana resta al centro del confronto politico a Palazzo d’Orleans. Il presidente della Regione, Renato Schifani, rompe il silenzio e chiarisce tempi, metodo e limiti di una partita che intreccia equilibri di maggioranza, tensioni interne ai partiti e il nodo ancora aperto della Democrazia cristiana. «Incontrerò nel pomeriggio, nella sede della Dc, i deputati. Cercherò di capire chi sarà l’interlocutore. Vorrei comprendere, infatti, con quale partito discuto, anche rispetto alla mia interlocuzione politica, non parlamentare. La situazione è un po’ complessa. È doveroso però prima ascoltare e poi pronunciarsi. Hanno chiesto un incontro e io ho sempre manifestato loro la mia lealtà». Così Schifani, rispondendo ai giornalisti nel corso di una conferenza stampa a Palazzo d’Orleans. Il presidente non nasconde le difficoltà legate alla fase che attraversa la Dc, dopo la vicenda che ha coinvolto Totò Cuffaro. «Cercherò di capirne di più – ha aggiunto –. La Dc è stata decapitata nei suoi vertici per la vicenda che ha colpito Totò Cuffaro, quindi non c’è una presidenza e c’è anche un segretario regionale, che io stimo, che però risulta sospeso. C’è una situazione che definiremo».
Sul fronte dei tempi, Schifani prova a mettere un punto fermo, pur senza forzature. «Tempi del rimpasto? Non vivo in Svizzera ma politicamente è mio interesse e dovere chiudere questo tema il prima possibile. Devo misurarmi anche con le esigenze degli alleati e con quelle interne dei loro partiti. Tutto questo in un lasso di tempo accettabile. Non sono un imperatore che decide da solo, sicuramente però il tema rimpasto non può durare quattro o cinque mesi. Il governo deve andare avanti, abbiamo degli appuntamenti da rispettare». Quanto al perimetro degli interventi, il governatore lascia intendere che non si tratterà di una rivoluzione, ma di aggiustamenti mirati. «Il tema del rimpasto è articolato. Cercherò di fare cambi singoli, a me interessa una organicità dell’azione di governo e per questo cercherò di intervenire con una logica generale di progetto». Nessuna esclusione preventiva, neppure all’interno di Forza Italia. «Non escludo modifiche anche per quanto riguarda il mio partito, dove c’è un dibattito sugli assessori tecnici, stanno lavorando e non credo sia elegante che proprio ora si senta parlare della loro sostituzione. La politica però a volte obbedisce ad esigenze interne ed equilibri. Nessuna preclusione, comunque, ad una maggiore presenza della politica».
Resta poi il nodo dei posti vacanti in giunta. «In giunta ci sono due posti vacanti – ha sottolineato – dovuti all’estromissione della Dc da me decisa. Non vedo l’ora di potere coprire questi posti con assessori titolari». E guardando alla nuova squadra di governo assicura: «Mi confronterò con tutti i partiti e tutto sarà fatto con il massimo equilibrio perché è giusto che ci sia un’armonia complessiva nella maggioranza». Un principio ribadito anche in un’ulteriore precisazione: «Nessuna preclusione ad una maggiore presenza della politica: gli assessori possono essere tecnici o politici, l’importante è che siano bravi. Il primato di una politica che dimostra di essere all’altezza della situazione, è per me elemento di serenità e soddisfazione».
Infine, Schifani allontana le voci su nuovi assetti tra alleati, in particolare su un possibile asse tra Dc e Mpa. «Si parla di asse tra Dc ed Mpa? Non ho la palla di vetro, non so quello che decidono quando si incontrano. Non ho elementi a riguardo e preferisco concentrarmi sulla mia attività di governo e non sui gossip, la politica non ha nulla di segreto se succederà ne prenderò atto». E sulla mancata partecipazione del Mpa al voto sull’ultima manovra di bilancio conclude: «Suppongo si sia trattato di un caso ma andrebbe chiesto a loro». Il rimpasto, insomma, resta un passaggio obbligato, ma Schifani punta a chiuderlo senza strappi, tenendo insieme stabilità politica e continuità dell’azione di governo.
Fonte lagazzettadelsud.it
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