A fronte di un aumento dei volumi a livello nazionale, i ritardi rimangono una spina nel fianco per il Servizio Sanitario Nazionale. A pagare il prezzo più alto sono le regioni del Sud, con la Calabria e la Sicilia in testa tra i territori che registrano i peggiori progressi.
Il nodo irrisolto delle liste d’attesa torna al centro del dibattito nazionale con l’ultimo monitoraggio indipendente elaborato dalla Fondazione GIMBE sui dati AGENAS relativi ai primi nove mesi del 2026. Nonostante si registri formalmente un incremento complessivo del volume delle prestazioni prenotate, la realtà dei numeri racconta un sistema sanitario ancora in profonda sofferenza, caratterizzato da forti disparità territoriali.
Il quadro nazionale: più appuntamenti, ma i ritardi non arretrano
Tra gennaio e settembre 2026, le prenotazioni monitorate a livello nazionale sono cresciute, passando da 19,75 milioni a 21,81 milioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La percentuale di appuntamenti fissati entro i tempi previsti ha mostrato un lieve incremento (raggiungendo il 78,6% per le prime visite e l’85% per gli esami diagnostici).
Tuttavia, come sottolineato dal presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, questi margini di miglioramento (pari a circa 1,7 punti percentuali) derivano per la stragrande maggioranza dall’aumento dei volumi offerti e non da una reale riduzione dei tempi d’attesa.
Il dato più allarmante resta quello delle prenotazioni fuori tempo massimo: complessivamente si contano ancora oltre 4 milioni di prestazioni (4.057.139) fissate oltre le soglie di garanzia, un numero addirittura superiore rispetto ai 4,02 milioni registrati nel 2025.
Calabria e Sicilia maglie nere: le Regioni in peggioramento
Entrando nel dettaglio territoriale, il rapporto evidenzia come il divario tra Nord e Sud continui ad allargarsi. Calabria e Sicilia figurano tra le sei Regioni italiane (insieme a Campania, Lazio, Molise e Toscana) che registrano un effettivo peggioramento nella quota di prenotazioni rientranti nei tempi previsti, sia per quanto riguarda le prime visite specialistiche sia per gli esami diagnostici.
Per territori come la Calabria e la Sicilia, il problema della tempestività si inserisce in un contesto strutturale già fragile. L’aumento delle prenotazioni registrato nei report non si traduce automaticamente in un accesso effettivo e rapido alle cure per i cittadini, i quali continuano a fare i conti con tempi d’attesa eccessivi per prestazioni chiave (come dermatologia, oculistica, neurologia o esami strumentali complessi).
La risposta dei cittadini: tra rinuncia alle cure e spesa privata
Il permanere di lunghe liste d’attesa e di milioni di prenotazioni “fuori tempo” produce pesanti contraccolpi sociali. Da un lato, cresce la fetta di popolazione costretta a rivolgersi alla sanità privata, alimentando una spesa out-of-pocket che per molte famiglie rappresenta un costo insostenibile. Dall’altro, aumenta il fenomeno allarmante della rinuncia alle cure: secondo i dati Istat richiamati dalle associazioni di tutela dei consumatori, quasi il 10% della popolazione italiana ha scelto di rinunciare a prestazioni sanitarie necessarie, indicando proprio nelle liste d’attesa interminabili e nei costi elevati le cause principali.
La sfida per il sistema sanitario e per le Regioni in difficoltà, come Calabria e Sicilia, resta quella di trasformare la mera carta dei volumi in una reale equità d’accesso, garantendo ai pazienti risposte tempestive e conformi alle necessità cliniche.
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