C’è un divario profondo, quasi incolmabile, tra quello che si legge nei comunicati stampa istituzionali e quello che i cittadini stringono tra le mani quando escono dagli sportelli del CUP.
Mentre l’Asp di Caltanissetta rivendica con orgoglio i progressi fatti nell’abbattimento delle liste d’attesa, la lettera arrivata oggi alla nostra redazione suona come una doccia fredda.
Un lettore ci racconta delle prenotazione presso l’ospedale Sant’Elia: agosto 2027 per un ECG e un controllo cardiologico; settembre 2028 per un ecocardiogramma sotto sforzo.
Anni. Non mesi, non settimane. Anni interamente lasciati al caso o alla fortuna.
«Andrò da un privato, a pagamento», conclude con amara rassegnazione il nostro lettore. Ed è proprio in questa frase che risiede il fallimento del sistema sanitario universalistico.
Perché a pronunciare quelle parole non è un facoltoso professionista, ma un pensionato che sostiene la propria famiglia, con la moglie lavoratrice precaria, nonostante versino migliaia di euro all’anno di tasse.
Il punto non è solo l’efficienza della macchina sanitaria, ma l’equità sociale.
Se un cittadino che contribuisce regolarmente al bene pubblico viene costretto a pagare due volte, prima con le trattenute sulla pensione, poi nel privato per un’indagine cardiaca urgente, allora il patto tra Stato e cittadini si incrina irrimediabilmente.
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