Un ente pubblico trasformato in un feudo personale, o meglio in un “bazar” dove si mercanteggiavano assunzioni, appalti e consulenze in cambio di consenso elettorale e potere politico.
È questo il quadro desolante che emerge dall’inchiesta della Procura di Caltanissetta sulla gestione del Cefpas (Centro di formazione per il personale sanitario).
I magistrati del pool “reati contro la pubblica amministrazione”, coordinati dal procuratore Salvatore De Luca, hanno chiesto la custodia cautelare in carcere per tre figure chiave: il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto, il direttore dell’ente Roberto Sanfilippo e il suo stretto collaboratore Gioacchino Pontillo. Per altre cinque persone sono stati chiesti i finti arresti domiciliari.
Secondo l’impianto accusatorio, tra il deputato agrigentino Gallo Afflitto e il manager Sanfilippo esisteva un’intesa perfetta, definita dai pm un “durevole patto illecito”.
“A Sanfilippo era stata garantita la nomina e la permanenza alla guida dell’ente pubblico a condizione che mettesse le sue funzioni a disposizione dell’esponente politico”.
Per i magistrati, l’intera gestione del Cefpas è stata piegata agli interessi economici e personali del parlamentare di Forza Italia. Un ruolo determinante lo avrebbe svolto Gioacchino Pontillo, definito la longa manus del deputato all’interno dell’ente posizionato strategicamente prima come tramite e poi come “esperto giuridico amministrativo”, Pontillo aveva il compito di trasmettere le direttive del politico a Sanfilippo e monitorarne la puntuale esecuzione.
Le intercettazioni, frutto di tre anni di indagini della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo (Sco), hanno svelato diversi capitoli di malaffare.
Gallo Afflitto avrebbe stretto un accordo con il direttore generale dell’Asp, Giuseppe Capodieci (per cui sono stati chiesti i domiciliari). Attraverso la stipula di un accordo quadro tra Cefpas e Asp, la moglie del deputato, Simona Sinatra, già forte di quattro contratti di consulenza al Cefpas,ha ottenuto il distacco presso l’azienda sanitaria agrigentina.
Un appalto da 128 mila euro per la realizzazione di una biblioteca digitale è stato assegnato a Domenico Reina, fratello del cardinale Baldo Reina. Secondo la Procura, l’uomo era ritenuto dagli stessi indagati “del tutto inidoneo” e privo di esperienza. L’unico scopo della nomina era ingraziarsi il prelato per convogliare i voti dell’elettorato cattolico su Margherita La Rocca (alleata politica di Gallo) in vista delle Europee 2024. Due componenti della commissione Cefpas, indagati per falso, avrebbero avallato la nomina nonostante il parere contrario di un collega.
Al Cefpas vengono contestati anche appalti per manutenzioni edilizie giudicati “non necessari o sovramisurati”, affidati alla Sice srl di Pietro Tirone. In cambio, la ditta avrebbe assunto personale vicino al deputato.
Nelle intercettazioni emerge tutta la spregiudicatezza degli indagati. Sanfilippo considerava Gallo Afflitto il suo protettore politico, tanto da dichiarare: “Lo chiamo Gesù per un semplice motivo, perché solo un miracolo poteva riportarmi al mio posto”.
Nel 2023, con la caduta del governo Musumeci, Sanfilippo era stato rimosso, ma il deputato era riuscito a farlo riconfermare sotto la nuova presidenza di Renato Schifani.
Nelle telefonate con Marcello Caruso (allora segretario particolare del governatore), Gallo Afflitto dettava legge con toni perentori e talvolta furiosi, lamentandosi se i suoi uomini venivano ripresi: “Io mi rompo il culo, faccio tutta una serie di cose e gli amici miei li vogliono ammazzare?”.
In un’altra intercettazione, Gallo racconta a Sanfilippo un presunto colloquio privato avuto direttamente con il presidente della Regione, Renato Schifani, per blindare la propria posizione e sistemare la moglie:
“Gli ho detto: “Renà, ascolta a me… io me ne vado a Caltanissetta, mi sistemo tutte cose… tu mi devi confermare tutto, la cosa di mia moglie è la priorità”. E Schifani mi ha risposto: “Riccardù, ti posso dire una cosa? Io… hai carta bianca”».
Resta da capire se si trattasse di reali coperture politiche ai massimi livelli o di semplici millanterie di un deputato che si sentiva ormai viceré indisturbato della sanità e dei posti di potere nel nisseno e nell’agrigentino.
Il riepilogo delle richieste di misura cautelare
| Indagato | Ruolo | Misura richiesta dai PM |
| Riccardo Gallo Afflitto | Deputato regionale Forza Italia | Custodia cautelare in Carcere |
| Roberto Sanfilippo | Direttore generale Cefpas | Custodia cautelare in Carcere |
| Gioacchino Pontillo | Collaboratore del deputato | Custodia cautelare in Carcere |
| Giuseppe Capodieci | Direttore generale Asp Agrigento | Arresti Domiciliari |
| Salvatore E. Giambelluca | Commissione Cefpas | Arresti Domiciliari |
| Maria Luisa Zoda | Commissione Cefpas | Arresti Domiciliari |
| Pietro Tirone | Legale rappresentante Sice srl | Arresti Domiciliari |
| Vincenzo Raitano | Funzionario regionale in pensione | Arresti Domiciliari |
Il retroscena: l’ombra della parentopoli su 75 incarichi lampo
Oltre ai filoni principali emersi nel blitz, a gettare ulteriore benzina sul fuoco del sistema Cefpas intervengono le rivelazioni pubblicate da laRepubblicaPalermo il 9 maggio. Il quotidiano svela un inquietante retroscena che allarga a macchia d’olio i confini del clientelismo all’interno della struttura nissena: l’ombra della parentopoli su ben 75 incarichi assegnati a tempo di record.
Si tratterebbe di una fitta rete di nomine e contratti “lampo” distribuiti a parenti, amici e soggetti legati a doppio filo a esponenti politici locali. Un vero e proprio reclutamento di massa gestito corsie preferenziali che, secondo quanto ricostruito dal giornale, bypassava il merito a totale beneficio del rafforzamento del consenso elettorale del cerchio magico. Tali nomine lampo confermerebbero la tesi dei pm di Caltanissetta, secondo cui l’ente pubblico era a tutti gli effetti utilizzato come un ufficio di collocamento privato per scopi meramente politici e personali.
La lista dei 75 contratti a tempo di record non riguardava professionisti scelti tramite rigide selezioni di merito, ma componeva una vera e propria mappa del clientelismo locale. Tra di loro c’erano parenti stretti e familiari di esponenti politici della galassia di Forza Italia e dei partiti alleati. Mogli, figli e parenti protetti di amministratori locali, sindaci e consiglieri comunali dell’area dell’agrigentino e del nisseno. Soggetti segnalati direttamente dai vertici della sanità locale (come l’Asp di Agrigento) o da funzionari regionali compiacenti.
Le mansioni e le modalità d’ingaggio di questo bacino di precari e consulenti rispondevano a uno schema preciso. Incarichi e consulenze “su misura”, venivano reclutati principalmente come esperti, consulenti esterni, assistenti amministrativi o figure di supporto a progetti specifici dell’ente. Molti di questi ruoli venivano ritagliati ad hoc, senza che i beneficiari avessero reali competenze pregresse nel settore della formazione sanitaria., tramite contratti “lampo” Le procedure di selezione venivano liquidate in pochissimo tempo, spesso aggirando i normali canali di evidenza pubblica o formalizzando accordi già presi a tavolino In alcuni casi macroscopici (come quello della moglie del deputato), una volta formalizzata l’assunzione o la consulenza al Cefpas, i soggetti venivano immediatamente “distaccati” o trasferiti presso altre strutture (es. l’Asp di Agrigento) per avvicinarli a casa o compiacere specifiche esigenze personali. Più che svolgere un’attività cruciale per la sanità siciliana, il loro compito principale nel “sistema” era quello di fungere da merce di scambio. L’assunzione o l’incarico servivano a comprare o a ricambiare la fedeltà politica dei padri, dei mariti e dei parenti vari di queste persone, assicurandosi un bacino di voti stabile e blindato.
Nota di direzione: Dopo tutto quello che si sta apprendendo, pur essendo garantisi ed esprimendo massima fiducia nella magistratura, è tempo di guardare in faccia la realtà. L’inchiesta Cefpas non fa che confermare probabilmente un segreto di pulcinella, dove la sanità e la formazione pubblica sono ostaggio di un sistema radicato, dove poltrone e favoritismi contano più dei diritti. Nomi e luoghi cambiano, ma il copione della gestione privatistica della cosa pubblica resta identico.
Il contrasto è doloroso, da un lato la politica dei corridoi e degli scambi di favori, dall’altro i cittadini, i malati, le famiglie che chiedono solo risposte e competenza.
Questo purtroppo non è un caso isolato, ma una struttura protetta da silenzi e assuefazione. Continuare a scandalizzarsi a giorni alterni non serve a nulla se non si spezza questo meccanismo alla radice. Basta retorica, pretendiamo trasparenza e giustizia autentica, perché la vita delle persone non può più essere la “fiche” di scambio del potere.
A colpire, in questo scenario, è l’atteggiamento della politica. In altre occasioni, di fronte a retate e indagini eclatanti, i molti si sono affrettati a parlare, ringraziando pubblicamente magistratura e forze dell’ordine. Oggi, invece, sulla città sembra essere calato un silenzio di tomba, interrotto solo da pochissime voci isolate.
“Questo articolo è stato redatto attraverso una mappatura e una sintesi di diverse fonti informative, sia documentali (atti ufficiali) sia giornalistiche.
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