A un anno dalle Politiche e con lo sguardo alle Regionali 2027, il partito di Carlo Calenda perde i pezzi nell’Isola. L’addio dell’ex europarlamentare segna il punto di non ritorno: “Calenda ha commissariato se stesso”.
Non è stato un addio, ma un atto d’accusa. A Palazzo dei Normanni, la conferenza stampa di Sonia Alfano ha avuto il peso specifico di un regolamento di conti politico.
L’ex europarlamentare, figlia di Beppe Alfano (il giornalista ucciso dalla mafia nel 1993), ha lasciato Azione portando con sé un pezzo consistente della classe dirigente regionale.
Le parole di Alfano, scandite con la precisione chirurgica di chi non ammette repliche, hanno colpito direttamente il leader nazionale:
“Calenda doveva commissariare la Sicilia e ha finito per commissariare se stesso”.
La scintilla: Il “caso” Francesco Italia
La crisi, latente da mesi, è esplosa con la nomina di Francesco Italia, sindaco di Siracusa, a commissario regionale del partito. Una scelta calata dall’alto circa due settimane fa che i dirigenti territoriali hanno definito “inspiegabile”.
Ma dietro l’organigramma c’è una frattura politica più profonda che riguarda il posizionamento verso il governo di Renato Schifani. Per i fuoriusciti, Azione avrebbe tradito la sua missione:
–Silenzio sull’opposizione: Dopo mesi di attacchi social alla gestione della sanità siciliana, la linea di Calenda si sarebbe improvvisamente ammorbidita.
– Valori traditi: Alfano ha denunciato l’abbandono di battaglie identitarie basate sulla legalità e la linearità politica.
– Gestione verticistica: Il partito, nato come alternativa ai “notabili”, viene oggi descritto dai dissidenti come una struttura blindata che impedisce il libero confronto.
Fuga di massa verso il “non luogo”
L’addio di Sonia Alfano non è isolato. Hanno rassegnato le dimissioni anche Vincenzo Faraone (Palermo) e Damiano Motta (Ragusa), mentre il gruppo di Trapani viene dato per partente a ore. In un solo pomeriggio, Calenda ha visto svanire la struttura territoriale costruita in anni di militanza.
L’aneddotica si fa velenosa quando viene ricordato un recente viaggio di Calenda in Sicilia: il leader avrebbe preferito «un bagno a mare» piuttosto che incontrare i quadri dirigenti locali. Una metafora della distanza, fisica e politica, che ha sancito il divorzio.
Lo scacchiere delle opposizioni: chi guadagna terreno?
Mentre Azione implode, i competitor restano alla finestra. In sala stampa era presente Ismaele La Vardera (fondatore di Controcorrente), che ha lanciato un chiaro segnale di apertura alla Alfano: «Questa può essere la tua casa naturale».
Tuttavia, il quadro del Centro siciliano resta frammentato:
- Azione: Ridotta ai minimi termini e senza guida territoriale riconosciuta.
- Italia Viva: Il partito di Davide Faraone non riesce a capitalizzare la crisi dei cugini calendiani.
- Campo Progressista: Frammentato e orfano, per ora, di una figura di raccordo forte.
Il fattore Schifani
In questo caos, il Presidente della Regione Renato Schifani osserva con relativa calma.
La sua strategia di allontanare le elezioni sta dando i frutti sperati: più il tempo passa, più le forze anti-governative sembrano disperdersi in mille rivoli.
Il polo centrista che doveva fare da argine al centrodestra, al momento, sembra esistere solo sulle testate giornalistiche, mentre sul campo la Sicilia di Calenda è diventata un cumulo di macerie.
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