Un quadro politico inaspettato e un forte segnale di cambiamento arrivano dalle ultime urne siciliane. Quella che doveva essere una riconferma della solida egemonia del centrodestra nell’isola si è trasformata, dati alla mano, in una netta battuta d’arresto per la coalizione di governo. Il dato più macroscopico emerge dal conteggio dei sindaci eletti al primo turno: la coalizione di centrodestra vede quasi dimezzare il numero dei comuni sotto il proprio controllo diretto, lasciando spazio alla crescita delle opposizioni e, soprattutto, a una fitta rete di sfide che si decideranno solo al secondo turno.
Nonostante le previsioni della vigilia descrivessero una strada in discesa per i candidati legati alla maggioranza regionale, il voto nei territori ha raccontato un’altra storia. Il calo di consensi si traduce in una perdita secca di municipi conquistati subito. Tra le cause principali identificate dagli analisti emergono frammentazioni locali, una minore capacità di mobilitazione dell’elettorato tradizionale nei piccoli e medi centri e lo scontro sotterraneo tra le diverse anime della coalizione per la leadership territoriale.
Il «campo largo» progressista rialza la testa
Di contro, lo scenario sorride alle opposizioni. Laddove il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e le forze della sinistra e del civismo progressista sono riusciti a trovare una sintesi – declinando concretamente la formula del «campo largo» – la risposta degli elettori è stata tangibile. I progressisti non solo strappano comuni storicamente ostici, maiscono soprattutto a frenare l’avanzata degli avversari nelle città chiave, consolidando posizioni che fino a poche settimane fa sembravano vulnerabili.
Gli occhi puntati sui ballottaggi
La vera partita, tuttavia, si sposta ora alla seconda fase. È proprio nei ballottaggi che il campo progressista confida di assestare il colpo decisivo. Con il centrodestra costretto a rincorrere o a difendersi in contesti di forte polarizzazione, la capacità di stringere apparentamenti dell’ultimo minuto e di intercettare il voto frammentato delle liste civiche escluse sarà determinante.
Per il centrosinistra l’obiettivo è dimostrare che il modello unitario può essere competitivo anche su scala regionale; per il centrodestra, invece, i ballottaggi rappresentano l’ultima trincea per evitare che una flessione locale si trasformi in un rimpasto psicologico e politico dagli effetti imprevedibili anche per la tenuta del governo regionale. La Sicilia, ancora una volta, si conferma laboratorio politico nazionale.
I primi verdetti: chi passa subito al primo turno
Mentre i riflettori rimangono accesi sui centri destinati al secondo turno, lo scrutinio ha già decretato i primi verdetti definitivi in quei comuni dove è stata superata la soglia del 40% necessaria nell’isola per l’elezione immediata.
–Per il centrodestra: Il risultato più clamoroso e simbolico arriva da Raffadali (Agrigento), dove Ida Cuffaro (nipote dell’ex governatore Totò Cuffaro) ha travolto gli avversari conquistando la poltrona di sindaco con uno schiacciante 74,91% dei voti, superando nettamente la sfidante del centrosinistra Sabrina Mangione, rimasta ferma al 24,28%. Un’affermazione che dimostra come le reti territoriali dei moderati riescano ancora a blindare storiche roccaforti.
–Per il centrosinistra e il campo largo: Nelle realtà in cui l’alleanza progressista ha trovato una guida civica e politica coesa, si registrano importanti risposte di continuità e tenuta locale, fondamentali per arginare il trend della vigilia e gettare le basi per la successiva campagna dei ballottaggi nelle sfide più grandi dell’isola dove l’esito finale è ancora tutto da scrivere. Il successo più imponente e politicamente pesante si registra a Termini Imerese (Palermo). La sindaca uscente del Movimento 5 Stelle, Maria Terranova, sostenuta in modo compatto da tutto l’asse progressista (M5S e Partito Democratico), ha ottenuto una vittoria plebiscitaria superando il 70% delle preferenze. Un risultato travolgente che ha letteralmente surclassato lo sfidante del centrodestra, l’ex senatore di Alleanza Nazionale Antonio Battaglia (fermato sotto il 20%), e il civico Nicola Mendolia. A questa storica riconferma si uniscono altre vittorie di peso dell’alleanza giallo-rossa, come quelle di Domenico Surdi ad Alcamo e di Fabio Roccuzzo a Caltagirone.
Il caso Enna: Un capitolo a parte merita la clamorosa vittoria a Enna di Vladimiro “Mirello” Crisafulli. Lo storico big del centrosinistra ed ex senatore, in corsa sostenuto dalle sue liste civiche e senza il simbolo ufficiale del Pd negatogli dalla segreteria nazionale,– ha letteralmente sbaragliato la concorrenza espugnando il capoluogo al primo turno con una percentuale schiacciante che supera il 64% dei voti. Crisafulli ha così doppiato il candidato ufficiale dell’intero centrodestra unito, Ezio De Rose, fermatosi sotto la soglia del 30%. Una vittoria personale e identitaria che restituisce la città alle forze progressiste dopo una consiliatura targata centrodestra.
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