Nonostante un inverno generoso che ha portato 160 milioni di metri cubi d’acqua, i mancati collaudi strutturali costringono la Regione a sversare il prezioso “tesoro blu” a causa dei limiti di sicurezza.
L’emergenza siccità in Sicilia sembra aver concesso una tregua, ma a frenare la ripresa non è la natura, bensì la burocrazia. Dopo le piogge del bimestre gennaio-febbraio 2026, gli invasi di Agrigento, Palermo, Trapani e Ragusa hanno raggiunto livelli record, superando le aspettative. Tuttavia, una parte di questa risorsa viene deliberatamente scaricata in mare.
Il motivo di questo spreco forzato risiede nei mancati collaudi definitivi di diverse infrastrutture. Per legge, finché una diga non supera determinati test tecnici e normativi, non può superare una specifica quota di riempimento, definita “livello di guardia”.
Quando l’acqua eccede questo limite, gli operatori sono obbligati ad aprire gli scarichi di superficie. Il risultato? Milioni di metri cubi di acqua dolce, vitali per l’agricoltura e il consumo umano, si disperdono inutilmente nel Mediterraneo.
I numeri della stagione 2025-2026
Grazie alle correnti atlantiche che hanno colpito il Mediterraneo centrale, il sistema idrico siciliano ha registrato una netta inversione di tendenza rispetto agli anni passati:
–Acqua incamerata: circa 160 milioni di metri cubi aggiuntivi.
–Province interessate: Agrigento, Palermo, Trapani e Ragusa.
–Stato dell’emergenza: In attenuazione, ma con forti criticità gestionali.
Il monito degli esperti: “Un tesoro fragile”
Marcello Consolo, previsore meteo dell’Aeronautica Militare, invita alla cautela. Sebbene il recupero sia reale, la vulnerabilità resta alta. Il rischio è che un’estate anticipata, con ondate di calore già a maggio 2026, possa prosciugare rapidamente le scorte attuali, rendendo ancora più grave la perdita dell’acqua oggi scaricata in mare.
“La gestione del territorio e le scelte operative determineranno se l’acqua raccolta arriverà alle utenze o verrà dispersa prima dell’autunno.”
Strategie per il futuro: tra dissalatori e rigore
Per far fronte alla situazione, la Regione sta puntando su una strategia mista:
- Riattivazione dei dissalatori: Per integrare le forniture nei periodi critici.
- Gestione dei pozzi: Una mappatura e un utilizzo più capillare delle risorse sotterranee.
- Sfida dei collaudi: Resta la necessità urgente di sbloccare gli iter burocratici per permettere alle dighe di lavorare a pieno regime.
Il miglioramento rispetto al 2025 è evidente, ma senza il completamento delle opere strutturali, la Sicilia rischia di restare vittima di un paradosso: avere gli invasi pieni e i rubinetti asciutti.
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