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Stipendi, in Italia retribuzioni al palo: siamo terzultimi in Europa

Autore: Redazione Visualizzazioni: 292 Tempo di lettura: 4 Pubblicato il: 13/02/2026
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L’Italia è terzultima in Europa per retribuzioni, considerando l’incidenza dei salari sul Pil. Allarme anche per le pensioni dei giovani

Contents
Retribuzioni da fame e l’allarme riguarda anche le pensioniSi precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.

Un’altra conferma. L’ennesima. I salari italiani non crescono e restano uno dei problemi principali, non permettendo ai consumi e all’economia di ripartire. L’ultimo dato proviene dal focus di Censis e Confcooperative riguardante le pensioni e le retribuzioni. L’Italia, infatti, si colloca al 25esimo posto in Europa per incidenza dei salari sul Pil. Una percentuale che si ferma al 28,9%. Giusto per dare un’idea, la Germania è al 44,9%, la Francia al 38% e la Spagna al 37,1%. Una bella differenza, per un divario che dura da 30 anni e che si è ormai cristallizzato in un equilibrio definito al ribasso.

Retribuzioni da fame e l’allarme riguarda anche le pensioni

Un dato che si contrappone all’altissima spesa previdenziale italiana, ma anche a come cambierà il reddito pensionistico. La prospettiva per chi entra oggi nel mercato del lavoro è di avere un taglio del 17% sugli assegni rispetto all’ultima busta paga, una bella differenza rispetto a chi va in pensione adesso. Una “ipoteca sul futuro”, come sottolinea Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, ricordando che il problema si “somma ai salari tra i più bassi d’Europa” e a una “crescente diffusione della povertà lavorativa e a una forte riduzione di lavoratori” (7,7 milioni in meno entro il 2050.

Partiamo dalle pensioni. Chi ha lasciato il lavoro a 67 anni, con 38 di carriera nel settore privato, ha un tasso di sostituzione netto dell’81,5%. Chi invece è entrato nel mercato del lavoro nel 2022, quando andrà in pensione alle stesse condizioni nel 2060 avrà un tasso di sostituzione del 64,8%. Tradotto: a parità di anni lavorati e contributi versati, i più giovani avranno una pensione più bassa, con una differenza tra ultima retribuzione e primo assegno che raddoppia.

Inoltre, la popolazione in età lavorativa (15-64 anni) è destinata a diminuire del 20,5% tra il 2025 e il 2050, pari a 7,7 milioni di unità in meno. C’è poi un altro problema, di oggi, e riguarda i working poor. In Italia lavorare non basta per uscire dalla povertà, tanto che il 10,3% degli occupati, nel 2024, è risultato essere a rischio povertà: parliamo di circa 2,4 milioni di persone. Con un’incidenza che sale al 12% per i più giovani, tra i 20 e i 29 anni.

Fonte lanotiziagiornale.it Di Stefano Rizzuti

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Si precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un'intervista scritta o video, in tutte le sezioni del giornale, non implica necessariamente la condivisione, totale o parziale, dei contenuti espressi. Gli elaborati possono rappresentare opinioni, interpretazioni o ricostruzioni storiche anche di carattere soggettivo.
Le dichiarazioni riportate sono pertanto attribuibili esclusivamente all'autore e/o all'intervistato che ha fornito il contenuto. L'obiettivo della testata è quello di offrire un'informazione ampia e pluralista, divulgando notizie e approfondimenti di interesse pubblico.
In merito agli argomenti trattati, Caltanissetta401.it resta a disposizione degli interessati per la pubblicazione di comunicati, precisazioni o eventuali repliche che verranno inviate alla redazione.
Invitiamo infine i lettori ad approfondire sempre i temi affrontati, consultando più fonti e formando autonomamente il proprio giudizio.

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