Il presidente statunitense fissa un nuovo ultimatum sull’escalation nello stretto strategico. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi replica minacciando ritorsioni immediate. I mercati dell’energia tremano con il greggio ai massimi da sei settimane.
ROMA – L’escalation militare nel Medio Oriente si arricchisce di un nuovo e drammatico capitolo. Con il conflitto marittimo giunto al suo undicesimo giorno di attacchi e ritorsioni, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un avvertimento perentorio a Teheran, fissando quello che appare come un vero e proprio “tariffario di guerra”: l’abbattimento mirato delle infrastrutture strategiche iraniane per ogni nave colpita nello Stretto di Hormuz.
L’ultimatum di Washington
Attraverso un messaggio diffuso sulla piattaforma Truth Social, la Casa Bianca ha delineato con estrema durezza i nuovi parametri dell’intervento americano:
«Da questo momento in poi, ogni volta che la Repubblica Islamica dell’Iran sparerà contro una nave nello Stretto di Hormuz — che sia con un missile, un razzo, un drone o qualsiasi altro dispositivo —, gli Stati Uniti bombarderanno e distruggeranno UN PONTE O UNA CENTRALE ELETTRICA, comprese quelle situate vicino o all’interno della capitale Teheran.»
L’annuncio segna un netto innalzamento dell’asticella del conflitto, spostando il piano della rappresaglia dai soli obiettivi militari marittimi alle infrastrutture civili e strategiche nel cuore dell’Iran.
La replica di Teheran: «Pronti alla ritorsione»
La risposta della Repubblica Islamica non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha replicato via social ribadendo la fermezza della linea strategica di Teheran:
«La nostra dottrina di difesa è chiara: occhio per occhio. Qualsiasi aggressione contro l’Iran, comprese le nostre infrastrutture, provocherà una risposta forte e decisa. Coloro che contribuiscono a tale aggressione, a prescindere dal tipo di sostegno, saranno considerati a loro volta obiettivi legittimi.»
Il doppio blocco navale e la crisi dell’energia
Ad appesantire un quadro geopolitico già incandescente si aggiunge l’iniziativa degli insorti Houthi dello Yemen, alleati di Teheran, che hanno minacciato di estendere il blocco marittimo allo stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso, prendendo di mira in particolare le esportazioni di greggio saudita.
Le conseguenze sul commercio e sulla stabilità finanziaria globale sono state immediate:
- Deviazione delle rotte: Almeno sette grandi petroliere hanno già modificato la rotta nel Mar Rosso per evitare di attraversare i punti caldi.
- Prezzi del petrolio in impennata: La combinazione del blocco quasi totale su Hormuz e delle minacce a Bab el-Mandeb ha spinto le quotazioni del greggio ai livelli più alti degli ultimi mesi, alimentando forti timori sui mercati energetici internazionali per una possibile interruzione prolungata delle forniture.
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