Sotto i riflettori del Complesso Presidenziale Beştepe ha preso ufficialmente il via il Vertice della NATO del 7 e 8 luglio 2026. Un summit fondamentale per ridisegnare gli equilibri di sicurezza transatlantici, ma anche un appuntamento ad altissima tensione diplomatica, dominato dai duri richiami della Casa Bianca sui bilanci militari e dal crescente peso geopolitico del Paese ospitante guidato da Recep Tayyip Erdoğan.
L’affondo di Trump e i bilaterali chiave
Ad infiammare l’avvio dei lavori è stato lo sbarco ad Ankara di Donald Trump a bordo del rinnovato Air Force One. Il tycoon, accolto calorosamente da Erdoğan prima di un bilaterale privato, non ha nascosto il proprio disappunto verso gli alleati del blocco europeo. “La Nato mi ha deluso, non c’è stata quando serviva in Iran”, ha attaccato apertamente il presidente statunitense, puntando il dito contro le principali cancellerie: “Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna non ci hanno aiutato. Siamo venuti qui solo perché siamo ospiti dell’amico Erdoğan”.
Dietro la dura retorica c’è però spazio anche per la cooperazione industriale: fonti del New York Times riferiscono infatti che la Casa Bianca sarebbe pronta a formalizzare il via libera definitivo per la fornitura dei caccia F-35 alla Turchia, sigillando la consacrazione diplomatica di Ankara all’interno dell’Alleanza Atlantica.
Spese militari e l’obiettivo del 5% del PIL
Il fulcro centrale del tavolo negoziale guidato dal Segretario Generale, Mark Rutte, è il piano di investimenti e l’ambizioso traguardo del 5% del PIL da destinare alla difesa entro il 2035. Un target monstre che Rutte chiede di blindare con piani chiari, concreti e credibili da parte dei governi. Durante la mattinata, il Segretario Generale ha annunciato la firma di importanti contratti industriali legati alla difesa per oltre 50 miliardi di dollari, inclusi 40 miliardi di investimenti in cinque anni nei sistemi di protezione anti-drone.
“I soldi ci sono e molto altro sta arrivando, ma vanno messi subito al lavoro”, ha scandito Rutte durante un vertice ristretto con i presidenti europei Ursula von der Leyen e Antonio Costa, lodando i primi sforzi stanziati dall’UE (come l’attivazione dei fondi Safe).
La delegazione italiana e l’attesa per Zelensky
L’Italia si presenta ad Ankara rappresentata ai massimi livelli. In giornata sono arrivati nella capitale turca il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto. In serata è atterrata anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, attesa alla cena ufficiale di gala offerta dalla presidenza turca, occasione che la vedrà nuovamente faccia a faccia con Trump dopo le frizioni geopolitiche delle ultime settimane.
Sul fronte del conflitto est-europeo, grande attesa è riposta nella partecipazione di Volodymyr Zelensky. Il leader ucraino è arrivato ad Ankara conscio dell’impatto decisivo che la determinazione americana avrà sul futuro del fronte: “Discuteremo della situazione militare e degli sforzi diplomatici. C’è una reale prospettiva per porre fine a questa guerra, e l’apporto degli Stati Uniti resta decisivo”, ha commentato Zelensky.
I lavori proseguiranno nella giornata dell’8 luglio, quando i 32 capi di Stato e di Governo (insieme ai partner asiatici AP4 quali Giappone, Australia, Nuova Zelanda e Corea del Sud) cercheranno di trovare una quadra definitiva per non compromettere la compattezza e la tenuta strategica del fronte transatlantico.

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