A distanza di pochi mesi dal terremoto giudiziario che lo ha riportato agli arresti domiciliari, si aggrava la posizione di Totò Cuffaro. La Procura di Palermo ha formalmente depositato la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex presidente della Regione Siciliana e attuale segretario nazionale della DC, coinvolto in un’inchiesta che scuote nuovamente i vertici della politica e della sanità isolana.
I dettagli dell’inchiesta
L’indagine, che ha portato alla luce un presunto sistema di gestione clientelare del potere, ruota attorno a diverse ipotesi di reato.
Secondo l’impianto accusatorio coordinato dal procuratore Maurizio de Lucia:
- Gestione degli Appalti: Cuffaro sarebbe stato al centro di un sodalizio volto a condizionare nomine e appalti pubblici, in particolare nell’ambito della sanità (con focus sull’ospedale Villa Sofia-Cervello di Palermo e l’Asp di Siracusa) e nei consorzi di bonifica.
- Traffico di Influenze: Alcune condotte inizialmente contestate come corruzione sono state riqualificate in traffico di influenze illecite, ma i magistrati ritengono che l’ex governatore esercitasse un “potere di condizionamento” tale da influenzare le decisioni del governo regionale.
- Gli altri indagati: Insieme a Cuffaro, la Procura ha chiesto il processo per altre figure chiave, tra cui l’ex manager ospedaliero Roberto Colletti, il primario Antonio Iacono e lo storico collaboratore Vito Raso.
Le tappe del processo
L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 8 maggio 2026 davanti alla Gup Ermelinda Marfia. In quella sede si deciderà se gli elementi raccolti dagli inquirenti siano sufficienti per avviare il dibattimento processuale o se si procederà verso il proscioglimento.
Il contesto politico
Cuffaro, che sta scontando la misura cautelare dei domiciliari dal dicembre 2025, ha sempre respinto le accuse tramite i suoi legali, parlando di attività meramente politica e di relazioni istituzionali prive di risvolti penali. Tuttavia, l’inchiesta ha già prodotto scossoni politici significativi, portando a rimpasti nella giunta regionale e riaccendendo il dibattito sulla “restaurazione” del sistema cuffariano in Sicilia dopo la riabilitazione politica seguita alla precedente condanna definitiva per favoreggiamento alla mafia.
Il rinvio a giudizio segna un punto di svolta. Dopo la scarcerazione del 2015 e il ritorno sulla scena politica, Totò Cuffaro deve ora affrontare un nuovo capitolo giudiziario che mette nel mirino non più il passato, ma il sistema di potere costruito negli ultimi anni.
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