L’ultimo sondaggio Ipsos/Reuters certifica il crollo di popolarità del tycoon. Sotto accusa le tensioni con l’Iran, le minacce alla Nato e le recenti dichiarazioni anacronistiche sulla guerra del Vietnam.
Il secondo mandato di Donald Trump sta attraversando la sua crisi più profonda. Tra venti di guerra in Medio Oriente e strappi diplomatici con gli alleati storici, il consenso del Commander-in-Chief è colato a picco, toccando il minimo storico del 36%. A preoccupare non sono solo le scelte politiche, ma un dubbio sistematico che si sta facendo strada anche tra le fila dei conservatori: la tenuta mentale del leader.
Il caso Vietnam: “Avrei vinto io, e in fretta”
A rinfocolare le polemiche nelle ultime ore è stata una dichiarazione rilasciata dal Presidente nell’aprile 2026. Trump ha affermato che, se fosse stato lui alla guida del Paese durante la guerra del Vietnam, il conflitto si sarebbe risolto «molto velocemente».
Secondo il tycoon, il conflitto — durato 19 anni — si sarebbe trascinato per pura incapacità politica. Paragonando la sua ipotetica gestione a quella dei fronti attuali, Trump ha criticato aspramente i vertici dell’epoca per la mancanza di una strategia orientata alla vittoria totale. L’affermazione è stata accolta con estremo scetticismo da storici e analisti, e ritenuta da gran parte dell’opinione pubblica come un’uscita “esagerata” e fuori dal tempo, sintomo di un distacco dalla realtà storica e geopolitica.
I numeri del declino: il nodo della salute mentale
L’episodio del Vietnam si inserisce in un quadro clinico-politico già compromesso. Secondo i dati Ipsos/Reuters, il distacco tra la Casa Bianca e il Paese è netto:
– 71% degli elettori definisce Trump «squilibrato».
– Repubblicani divisi: il 46% degli elettori del GOP nutre seri dubbi sulla stabilità del proprio leader.
– Declino cognitivo: Per il 51% degli americani, la lucidità del leader — che compirà 80 anni a giugno — è peggiorata drasticamente nell’ultimo anno.
Politica estera: l’America boccia l’isolazionismo
Il Paese sembra intenzionato a non seguire più il Presidente nelle sue “crociate” personali e nei suoi attacchi alle istituzioni globali:
- Guerra in Iran: Solo il 36% degli elettori è favorevole alle ostilità. Solo il 25% crede che un conflitto renderebbe l’America più sicura.
- Addio alla Nato: L’idea di uscire dall’Alleanza Atlantica è sostenuta da appena il 16% degli intervistati.
- Scontro con il Papa: L’attacco a Papa Leone XIV si è rivelato un boomerang. Il Pontefice gode di una visione positiva presso il 60% degli americani, superando in popolarità qualsiasi potenziale sfidante democratico, da Gavin Newsom a Kamala Harris.
L’analisi: Il mix tra una politica estera aggressiva, dichiarazioni storiche inverosimili e attacchi ai simboli religiosi sta alienando a Trump anche lo zoccolo duro dell’elettorato moderato.
Con l’avvicinarsi della soglia degli 80 anni, ogni uscita sopra le righe pesa il doppio. Mentre i Democratici puntano sulla “competenza”, i Repubblicani iniziano a chiedersi se sia possibile affrontare una campagna elettorale con un candidato la cui lucidità è messa in discussione da sette americani su dieci.
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