“U parrinu spugliatu” è un personaggio di una sottile ma amara ironia tutta siciliana.
Si fa riferimento a quel sacerdote che, una volta tolti gli abiti talari, continua a comportarsi, apparentemente, e a essere visto come una persona gentile, innocua, quasi ingenua.
Ma sotto quella facciata, spesso si nasconde un carattere tutt’altro che remissivo, magari celato per anni dietro il suo ruolo.
È una figura che rappresenta perfettamente la differenza tra l’essere e l’apparire, un tema senza tempo della commedia umana, specialmente in un contesto come quello siciliano, dove il ruolo sociale è fondamentale.
Questo modello si ripresenta in ogni ambito del potere e della vita pubblica e, oggi più che mai, possiamo trovarne un parallelo nel mondo della politica.
Proviamo a pensare ad un politico che, in pubblico, si mostra sempre disponibile, sorridente, pronto ad ascoltare le istanze di tutti, a rispondere alle domande di colleghi, giornalisti o semplici cittadini.
Un uomo che sembra davvero interessato al bene della città e che non esita a mettersi a disposizione di chi ne ha bisogno, tenendo la porta del suo ufficio sempre aperta, come le sue risposte che sono rapide e, a prima vista, rassicuranti.
Tuttavia, chi lo osserva più da vicino, o chi lo conosce bene o lo ha “squadrato”, percepisce un sottile “veleno” e una leggera “falsità” in quell’atteggiamento o nelle risposte.
Un’ironia tagliente, una mezza verità che nasconde un rifiuto, un tono condiscendente che cela un totale disinteresse. La sua disponibilità è, in realtà, una strategia per mantenere il controllo della situazione cercando di ingannare il prossimo con la sua narrazione a tratti convincente.
Mentre si pavoneggia con il suo volto affabile, con una nonchalance quasi grottesca, questo politico sta palesemente mentendo e mentre mette pesantemente mettendo le mani nelle tasche dei cittadini o cerca di far passare qualcosa di poco conveniente, sorride come se al contrario stesse facendo loro un regalo.
La sua azione si svolge in un sottile teatro dell’assurdo, mentre il politico alza tasse, taglia servizi o approva delibere che favoriscono pochi a scapito dei molti, continua a ostentare la sua facciata bonaria.
E’ “u parrinu spugliatu” della politica moderna, la sua facciata benevola è così convincente che criticare apertamente le sue azioni sembra quasi ingiusto o esagerato.
Come si può contestare un uomo che ti risponde sempre con un sorriso disarmante e parole convincenti…ovviamente per i “fedeli”.
Questo parallelo è sicuramente forte, ma rivela come il potere possa manipolare l’opinione pubblica, non attraverso la forza o la minaccia, ma con la simulazione della bontà e il politico, proprio come “u parrinu spugliatu”, sfrutta la sua apparente benevolenza per zittire ogni opposizione e giustificare decisioni che, in realtà, sono definmite ciniche e dannose.
I cittadini si trovano così ingannati e spiazzati, felici e gabbati, privati delle loro risorse e della possibilità di indignarsi apertamente contro chi li sta danneggiando, poiché la maschera di cordialità e amorevolezza ha trasformato il loro “aguzzino” in un uomo apparentemente perbene.
In definitiva, sia il “parrinu spugliatu” che il politico dal sorriso velenoso, ci pongono di fronte a una verità scomoda, cioè che l’apparenza può essere l’arma più affilata, e spesso chi la brandisce non è un mostro, ma un uomo che ha imparato a nascondere il suo vero essere dietro una facciata di mitezza.
Attenzione però a toccargli qualche “nervo scoperto”, in quel momento dimentica il suo passato da religioso e vien fuori la sua vera indole, non risparmiando fulmini e saette a nessuno.
In definitiva, la figura del “parrinu spugliatu”, sia esso un ex sacerdote o un politico con il sorriso velenoso, espone l’amara lezione sull’ipocrisia del potere e di una certa politica.
Chi è colpito dalle sue“saette”, dalla sua ironia tagliente, dalla sua arroganza, celata da una finta modestia, o dalle sue azioni mascherate da disponibilità, oltre ad aprire bene gli occhi ha il dovere morale di cambiare atteggiamento per se stesso e per la collettività.
È tempo di smettere di vederlo e lasciarlo vedere come quel “parrinu” che vuol apparire, bisogna fargli mostrare il vero volto a chi lo crede ancora tale e, una volta mostrato come relamente è, renderlo definitivamente “spugliatu” anche della maschera che indossava. Ad Maiora
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