La tensione tra Washington e Teheran resta a livelli critici. A meno di 24 ore da un cruciale e riservatissimo vertice nella Situation Room della Casa Bianca, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha lanciato un chiaro e perentorio ultimatum alla Repubblica Islamica dal palco dello Shangri-La Dialogue di Singapore, il principale forum sulla sicurezza in Asia.
La linea di Washington: “Pazienti, ma pronti a colpire”
Hegseth ha riferito di aver interloquito direttamente con il Presidente Donald Trump prima del suo intervento. “Il Presidente voleva che ribadissi quanto sia paziente nell’assicurare che, con l’America impegnata in un’impresa storica di questo genere, qualsiasi intesa debba essere un grande accordo per il nostro Paese e per la sicurezza globale”, ha spiegato il capo del Pentagono.
Tuttavia, la fermezza della Casa Bianca non lascia spazio a compromessi al ribasso. Gli obiettivi geopolitici degli Stati Uniti rimangono immutati: garantire che l’Iran non sia in grado di dotarsi di un’arma nucleare “né ora né in futuro”. Se i canali diplomatici dovessero fallire e Teheran non dovesse rinunciare definitivamente alle proprie ambizioni atomiche, Washington si dice “più che capace” e pronta a riprendere le operazioni belliche. Hegseth ha rassicurato gli alleati sul fatto che le scorte strategiche di armamenti americane sono “più che sufficienti per portare a termine il lavoro”.
Segnali dai negoziati
Nonostante i toni duri, Hegseth ha aperto uno spiraglio sul fronte delle trattative, definendo i recenti colloqui “produttivi”. Secondo il Segretario alla Difesa, la leadership iraniana si starebbe muovendo nella direzione indicata dagli Stati Uniti: “Penso che sappiano esattamente dove si debba andare. Spetta al loro team negoziale raggiungere il risultato”. L’Iran si trova dunque di fronte a un bivio: accettare i termini di Washington o, per citare le parole del Pentagono, “fare nuovamente i conti con il dipartimento della Guerra”.
La dura replica di Teheran
La risposta dell’Iran non si è fatta attendere. Attraverso la piattaforma X, Mohsen Rezaei — influente consigliere del Leader Supremo ed ex comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i Pasdaran) — ha espresso forte pessimismo sul futuro dei negoziati, attaccando frontalmente la presidenza americana.
“Come previsto, il presidente degli Stati Uniti sta tradendo la diplomazia per la terza volta”, ha scritto Rezaei, accusando Washington di voler portare avanti il blocco navale e di avanzare “pretese eccessive” che dimostrerebbero la reale mancanza di volontà da parte statunitense di giungere a una soluzione pacifica e paritaria.
Il messaggio del Pentagono a Europa e Cina
Nel corso del suo intervento a Singapore, Hegseth ha allargato il raggio d’azione toccando altri dossier caldi della geopolitica globale. Ha inviato un messaggio esplicito ai partner europei, ribadendo che “l’era in cui gli Stati Uniti sovvenzionavano la difesa di nazioni ricche è finita. Abbiamo bisogno di partner, non di protettorati”.
Infine, un passaggio è stato dedicato alla Cina e all’espansione militare di Pechino. Hegseth ha chiarito che l’amministrazione Trump non cerca “un confronto inutile nella regione”, ma punta a un “equilibrio di potere favorevole e duraturo” in cui nessun attore globale possa imporre la propria egemonia a scapito della sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati.
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