L’inchiesta della Procura Europea scuote l’Ateneo palermitano. Sotto la lente i progetti “Bythos” e “Smiling”: tra le accuse truffa aggravata, corruzione e falsi acquisti di attrezzature scientifiche.
Un presunto sistema di rendicontazioni gonfiate, acquisti fantasma e scambi di favori finalizzati a intercettare illecitamente i finanziamenti dell’Unione Europea. È questo il quadro delineato dall’inchiesta della Procura Europea (EPPO), coordinata dai magistrati Gery Ferrara e Amelia Luise, che vede coinvolte 23 persone, tra cui spiccano nomi eccellenti del mondo accademico e imprenditoriale siciliano.
Il cuore dell’indagine: i progetti “Bythos” e “Smiling”
Al centro del mirino degli inquirenti c’è il professor Vincenzo Arizza, direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche (Stebicef) dell’Università di Palermo. Secondo l’accusa, nell’ambito del progetto Bythos (finanziato con fondi UE), sarebbero stati rendicontati costi per attività di ricerca mai effettivamente svolte dai docenti e acquisti di macchinari mai avvenuti.
L’indagine ha preso il via grazie alle rivelazioni di due ricercatori, i quali hanno descritto un meccanismo volto a creare “fondi neri” attraverso la complicità di imprenditori compiacenti.
Il “trucco” delle etichette e il patto corruttivo
Uno dei racconti più emblematici emersi dagli interrogatori riguarda il presunto riciclo di materiale scientifico. Un ricercatore ha dichiarato ai magistrati:
“Il professore Arizza ci chiese di staccare le etichette di un vecchio progetto (‘Deliver’) da alcune scatole e sostituirle con quelle del progetto ‘Bythos’. In pratica, materiale già acquistato veniva fatto figurare come nuovo acquisto per giustificare una spesa di circa 70-80 mila euro mai realmente effettuata.”
Oltre alla frode sui materiali, gli inquirenti ipotizzano un patto corruttivo tra Arizza e Antonio Fabbrizio, amministratore di fatto di alcune associazioni. Il docente avrebbe favorito le società di Fabbrizio nell’assegnazione di servizi per il progetto Smiling in cambio di contratti di lavoro (mai onorati con prestazioni reali) a favore del proprio figlio.
Le misure cautelari e la decisione del GIP
Nonostante la Procura avesse richiesto misure cautelari per 17 dei 23 indagati – tra cui il carcere per Arizza e Fabbrizio – il GIP ha respinto le istanze. Pur riconoscendo la sussistenza di “gravi indizi di colpevolezza”, il giudice ha ritenuto che non vi fossero più le esigenze cautelari a causa del tempo trascorso dai fatti. Una decisione contro cui la Procura Europea ha già presentato ricorso al Tribunale del Riesame.
La lista degli indagati
L’inchiesta coinvolge un vasto numero di soggetti, tra cui vertici del dipartimento Stebicef, ricercatori e partner privati.
I principali profili coinvolti:
- Vincenzo Arizza: Professore ordinario e Direttore dello Stebicef (chiesto arresto).
- Antonio Fabbrizio: Gestore dell’Associazione Progetto Giovani e Più Servizi Sicilia (chiesto arresto).
- Alberto Di Maio: Rappresentante Bioimmun srl (chiesti domiciliari).
- Mauro Cudia e Sonia Cudia: Legali rappresentanti della Gesan Com (richieste interdittive/domiciliari).
Il mondo accademico e i consulenti (posizioni varie): Tra i docenti e ricercatori dello Stebicef e di altri dipartimenti figurano: Mirella Vazzana, Manuela Mauro, Lucie Branwen Hornsby, Patrizia Diana, Aita Vizzini, Viviana De Caro, Giuseppe Avellone e Giosuè Lo Bosco. Coinvolti anche Quarto Giovanni Callea (consulente ARPA) e Salvatore Ditta.
Imprese sotto inchiesta: Sotto la lente d’ingrandimento anche le persone giuridiche:
- Gesan Production (Campobello di Mazara)
- Bioimmun srl (Palermo)
- Bono Ditta spa (Campobello di Mazara)
Le ipotesi di reato contestate a vario titolo sono pesantissime: truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, turbata libertà nella scelta del contraente e falso materiale.
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