Nuovo scivolone giudiziario per la Casa Bianca. Per la giudice federale di New York, la misura promossa dall’amministrazione è “palesemente illegittima” e travalica le competenze del Dipartimento di Stato.
Un nuovo stop legale rallenta le politiche migratorie dell’amministrazione Trump. La giudice del tribunale federale di Manhattan, Jeannette Vargas, ha annullato la direttiva che bloccava il rilascio dei visti di residenza permanente per i cittadini provenienti da 75 Paesi.
Nella sentenza, la magistrata ha definito il provvedimento “palesemente illegale” e contrario alle normative vigenti sull’immigrazione. Secondo il tribunale, la decisione adottata dal Segretario di Stato Marco Rubio ha travalicato i limiti del potere conferitogli dalla legge, in quanto spetta al Congresso stabilire tali criteri e non all’esecutivo applicare restrizioni categoriali basate esclusivamente sulla nazionalità dei richiedenti.
La motivazione del blocco
La misura, introdotta a gennaio, riguardava i visti per la residenza permanente (escludendo i visti temporanei turistici o di lavoro) e colpiva circa il 40% delle nazioni mondiali. Tra i Paesi interessati figuravano Egitto, Russia, Somalia, Afghanistan, Brasile, Nigeria, Iran e Thailandia.
L’amministrazione aveva giustificato la sospensione sostenendo che i richiedenti provenienti da queste aree geografiche presentassero un elevato rischio di gravare sull’assistenza pubblica e sulle risorse statali. Tuttavia, la sentenza ha evidenziato come gli uffici consolari avessero ricevuto disposizioni per negare sistematicamente i visti anche a candidati in possesso di tutti i requisiti idonei.
Annullati i dinieghi precedenti
Con questa pronuncia, la Corte ha disposto l’annullamento di tutti i dinieghi emessi sulla base di tale politica. La decisione rappresenta un’importante vittoria per le organizzazioni per i diritti dei migranti, tra cui la Catholic Legal Immigration Network e African Communities Together, che avevano promosso il ricorso.
Resta ora da vedere se il Dipartimento di Stato presenterà ricorso in appello nel tentativo di ripristinare uno dei pilastri dell’agenda migratoria del Tycoon.
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