Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta di Ruben Giamporcaro
Vorrei ribadire alcuni concetti che ho già espresso in diverse dichiarazioni che mi sono state richieste da varie testate
giornalistiche, nell’imminenza dell’incidente occorso a mio figlio Cristiano nella acque di Punta Sottile a Lampedusa giorno 8 agosto, e che non sono state mai riportate per comprensibili ragioni di spazio o di tempo all’interno delle interviste.
A seguito della tragedia evitabile l’unico aspetto su cui chiediamo con forza e responsabilità che si rifletta, riguarda il concetto di Prevenzione.
Questo genere di eventi si verifica perlopiù durante pochissime settimane nel corso dell’anno, le affollatissime ultime del mese di luglio e quelle del mese di agosto, ed i tratti di costa maggiormente interessati, e quindi più pericolosi, sono
perfettamente noti ai corpi deputati al controllo, delle Capitanerie di Porto, della Guardia di Finanza, della Polizia e dei
Carabinieri.
Noi auspichiamo che ad ogni inizio di stagione turistica estiva in Italia, in maniera sistematica e regolata, si possano mettere in campo azioni mirate alla diminuzione del rischio attraverso misure preventive e protettive. Non sono un esperto di navigazione in mare, ma vado per mare sin da bambino, praticando anche la pesca subacquea; non ho quindi competenze specifiche per indicare metodi o soluzioni. Mi permetto solo di segnalare ai decisori tecnico-politici, alcune possibili direzioni da percorrere nell’ottica della ragionevolezza, che potranno poi essere sviluppate ed integrate nelle opportune sedi.
Innanzitutto, potrebbero essere varate campagne informative sulle testate e sui canali “social” nazionali, mirate in special modo al coinvolgimento dei ragazzi e dei giovani, incentrate sulla conoscenza dei rischi di chi va per mare e soprattutto sulle azioni da non porre in essere andando per mare.
La segnalazione della distanza di sicurezza dalla costa che i natanti devono mantenere per non nuocere a bagnanti e sub,
tramite la posa di sistemi di segnalazione con boe nei tratti di litorale più pericolosi, rappresenterebbe un utilissimo
strumento per i corpi dedicati al controllo delle acque costiere e di dissuasione anche per i diportisti poco informati o
distratti.
Con la delimitazione degli specchi d’acqua prossimi ai litorali sopra descritta si faciliterebbe il controllo visivo anche dalla terraferma, aggiungendo il possibile impiego di sistemi di telecontrollo tecnologicamente avanzati.
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Inoltre, occorrerebbe implementare le piante organiche del personale dei corpi di controllo, meglio se con contratti stabili ma anche solo per i periodi di maggior rischio delle settimane estive, con la relativa dotazione di mezzi ed attrezzature necessarie.
Non possono essere sollevate da responsabilità le amministrazioni locali delle località balneari, che attualmente, ad
esempio, limitano gli ingressi di automobili e richiedono il pagamento di tasse di soggiorno, salvo poi consentire una totale deregolamentazione dei servizi di noleggio di natanti e moto d’acqua, vero pericolo vivo per chi sta in mare.
Quindi, auspico una serie di misure atte a regolamentare al meglio ed in maniera efficace i servizi di noleggio di natanti e moto d’acqua , ad esempio – in carenza di una legislazione nazionale o regionale – consentendo il noleggio solo a patentati oppure, in assenza di patentati, obbligando all’aggiunta del servizio, anch’esso remunerato, di skipperaggio a bordo.
Certo, occorrono investimenti, ma sono sicuro che volendolo fare, tra le pieghe di un bilancio statale, si possa sacrificare qualche voce lontana dal cuore degli uomini per accrescere la misura del rispetto per gli altri e complessivamente della civiltà di un popolo.
Ruben Giamporcaro
Nella foto Cristiano sin da piccolo a mare e il primo ritratto che gli fecero, legato alla complicità tra padre e figlio e al loro rapporto col mare

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