Caltanissetta, la favola del bosco politico: il Pettirosso Nisseno, le foglie caduche e la calamita di c.so Umberto
C’è un’aria frizzante nei corridoi di Palazzo del Carmine, ma non si tratta del classico vento primaverile: a spazzare le stanze è un gelido vento autunnale.
A far mulinare carte e indiscrezioni è il solito, instancabile Pettirosso Nisseno, ormai eletto a cronista d’eccezione delle dinamiche di palazzo. Dall’alto della sua amata trave, con l’occhio vispo di chi ne ha viste passare diverse di giunte e consiglieri, il pennuto, dopo il suo recente volo, è tornato a Palazzo ed ha ascoltato una lezione di botanica applicata alla politica locale dal titolo: quando vengono a mancare le radici profonde che tenevano ben saldo l’albero, le foglie cominciano inesorabilmente a cedere e a lasciarsi trasportare dalla corrente.
E la corrente, ultimamente, soffia fortissima in una sola direzione.
Quella formazione politica, rimasta orfana di consiglieri, pare essersi trasformata in una potentissima calamita magnetica, pronta ad attrarre chiunque senta scricchiolare il fusto su cui si era accomodato in passato.
In vista delle prossime tornate elettorali, la parola d’ordine tra i corridoi sembra essere una sola: transumanza preventiva. Perché restare ancorati a un fusto precario quando ci si può accomodare su arbusti ben più rigogliosi?
Il quadro botanico-politico che si presenta agli occhi del Pettirosso è quasi poetico.
Da una parte c’è l’albero d’origine, ormai semispoglio o comunque non messo bene; dall’altra ci sono i nuovi rami, carichi di boccioli e promesse.
I probabili transitanti guardano con devozione a quelle piccole gemme, sperando con tutto il cuore che possano sbocciare in succosi frutti di nomine e nuove posizioni. Del resto, la diagnosi è chiara: rimanere in un ambiante oramai “poco accogliente” e dove rimanere significa rassegnarsi a veder disperdere sacrifici e il proprio potenziale senza mai arrivare a maturazione, vista anche la spietata concorrenza e il sempre agguerrito “fuoco amico”.
Ma c’è di più ed è questa la grande novità.
Se fino a ieri la migrazione sembrava faccenda da figure di secondo piano, manovalanza d’aula o semplici comparse, le ultime voci intercettate lungo il tragitto che va da qualche bar di c.so Umberto direttamente fino a Palazzo del Carmine raccontano ben altro.
Il Pettirosso, affilando l’udito tra un cinguettio e l’altro, racconta di aver sentito parlare del coinvolgimento di due, forse tre “grossi calibri“. Nomoni da novanta, si direbbe in gergo, pronti al grande salto di casacca.
Eppure, proprio sul più bello della favola, il Pettirosso scuote la testolina sorniona.
Per quanti stendardi vengano cambiati, per quanti “grossi calibri” decidano di traslocare da un ramo all’altro alla ricerca dell’ombra migliore, la sensazione condivisa sulle travi del Municipio è che questi grandi travasi non sposteranno assolutamente nulla, alemo per il momento, negli equilibri reali di Palazzo del Carmine.
Ma se per l’amministrazione nulla cambierà o quasi, a rimanere sulle spalle della città è lo sgomento dei cittadini, costretti ancora una volta ad assistere a un teatrino di cambi di casacca dettati prevalentemente da opportunismi e interessi personali, piuttosto che dal sincero desiderio di fare il bene della collettività. Ad Maiora
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