PALERMO – Dopo sette anni trascorsi alla guida del principale partito del centrosinistra siciliano, Anthony Barbagallo rimette il mandato. Con una mossa a sorpresa ma nell’aria da tempo a causa delle fibrillazioni interne, il deputato nazionale ha annunciato le proprie dimissioni formali dalla segreteria regionale del Partito Democratico, rimettendo ogni decisione nelle mani della segreteria nazionale guidata da Elly Schlein.
Il nodo dei congressi e le spaccature interne
La decisione arriva nel pieno di una fase giudiziaria e politica particolarmente delicata, segnata dall’udienza presso il Tribunale di Palermo e dal ricorso presentato contro i risultati dei congressi regionali contestati. Le dispute sulle procedure elettorali e le forti frizioni tra le diverse anime territoriali avevano aperto profonde faglie nel partito, rendendo di fatto impossibile una gestione unitaria.
Nello spiegare il proprio addio, Barbagallo ha scelto la via della responsabilità istituzionale:
«La generosità, a volte, consiste proprio nel lasciare spazio affinché una comunità possa ritrovarsi e ripartire più forte», ha dichiarato, ammettendo che la ricomposizione definitiva delle fratture non è purtroppo arrivata sotto la sua gestione.
I precedenti e il bilancio di 7 anni
L’era Barbagallo si chiude così dopo un settennato intenso, caratterizzato da sfide complesse, da una capillare presenza nei circoli locali e da battaglie parlamentari di rilievo, ma anche da correnti mai del tutto pacificate. Nelle ultime settimane le contestazioni da parte dei parlamentari regionali e le tensioni sui territori avevano reso la poltrona di segretario estremamente fragile.
Cosa succede adesso? La palla passa a Roma e a Elly Schlein
Con le dimissioni di Barbagallo, la palla passa direttamente a Roma. La segreteria nazionale di Elly Schlein è ora chiamata a intervenire per traghettare il partito fuori dalle secche della crisi, definendo il nuovo assetto organizzativo.
Tra le ipotesi al vaglio in vista dei prossimi appuntamenti elettorali cruciali — su tutti la grande sfida delle elezioni regionali del 2027 — vi è l’istituzione di una guida di transizione o di un direttorio unitario (nel quale circola con insistenza anche il nome di Peppe Provenzano), con l’obiettivo primario di ricucire lo strappo tra le correnti e ripartire con una leadership condivisa.

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