Promesse di pagamenti immediati da un lato, contestazioni e blocchi stradali persistenti dall’altro. È questo il bilancio del delicato tavolo di trattativa tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e le sigle dell’autotrasporto, convocato d’urgenza per disinnescare la pesante ondata di scioperi che sta paralizzando la circolazione delle merci in diverse aree del Paese.
Al termine dell’incontro in Prefettura a Milano, il ministro ha annunciato lo sblocco di circa 480 milioni di euro destinati al settore, assicurando l’avvio delle erogazioni a partire da questa settimana. Parallelamente all’accordo, Salvini è stato bersaglio di dure contestazioni politiche al Palazzo Pirelli da parte delle opposizioni, che lo accusano di una gestione fallimentare della rete logistica e dei trasporti pubblici.
La mappa della protesta: tregua in Sicilia, fumata nera nel resto del Sud
La categoria si presenta al confronto profondamente frammentata. L’impegno del governo sui pagamenti flash ha convinto il Comitato dei trasportatori siciliani, che ha ufficialmente revocato il fermo riaprendo i flussi logistici nell’isola.
Diametralmente opposta la reazione del Coordinamento interregionale di Puglia, Basilicata, Calabria e Molise: i rappresentanti locali hanno dichiarato una “fumata nera” giudicando insufficienti le risposte dell’esecutivo. I blocchi stradali e i presidi ai porti in queste regioni proseguono, con l’unica concessione di una revoca parziale in Puglia per garantire il transito dei soli beni di prima necessità.
Il nodo delle sigle e la trappola del credito d’imposta
La spaccatura è anche sindacale. Le grandi sigle nazionali (Unatras, Fai, Anita) hanno scelto la via istituzionale, congelando le azioni di protesta in attesa della verifica ministeriale fissata per il 27 ottobre.
Di contro, i comitati spontanei del Mezzogiorno restano sulle barricate e denunciano un paradosso: i 480 milioni sbloccati da Salvini non sono nuovi aiuti, ma fondi arretrati già dovuti da mesi. Le vere misure di compensazione per i rincari attuali arriveranno solo sotto forma di credito d’imposta nel 2027, lasciando le imprese nell’impossibilità di far fronte alle spese quotidiane.
Logistica in affanno: i rischi per la grande distribuzione
Il perdurare dei blocchi in regioni chiave come la Puglia e la Calabria inizia a far tremare la filiera agroalimentare e la grande distribuzione organizzata (GDO). I direttori dei principali marchi di supermercati segnalano già forti ritardi nelle consegne dei prodotti freschi, in particolare ortofrutta, latte e carni provenienti dalle aziende del Mezzogiorno. Se la revoca parziale dei presidi ha parzialmente salvato i beni di primissima necessità, lo spettro di rallentamenti a catena e di scaffali vuoti per i prodotti a media scadenza diventa concreto. Le associazioni dei consumatori e i rappresentanti della GDO chiedono un corridoio logistico sicuro per evitare che la protesta dei tir si trasformi in una crisi d’approvvigionamento per i cittadini.
La pompa di benzina non dà tregua
A esasperare gli animi sono i dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), che confermano come i prezzi alla pompa non siano scesi. A causa delle fortissime tensioni geopolitiche internazionali, il diesel self-service viaggia su una media stradale di 2,25 € al litro, toccando picchi di 2,29 € in autostrada, mentre la benzina si è stabilizzata sopra la soglia psicologica dei 2,02 €. Con questi costi di gestione, denunciano i piccoli padroncini del Sud, viaggiare significa lavorare in perdita. La tregua, per ora, è solo a metà.
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