È stata una mattinata di altissima tensione quella vissuta allo scalo internazionale “Leonardo da Vinci” di Roma Fiumicino, teatro di due distinti allarmi bomba che hanno coinvolto, a distanza di poco più di un’ora l’uno dall’altro, altrettanti velivoli della compagnia Ryanair mentre si trovavano già in volo e in rotta verso la capitale. L’emergenza ha fatto scattare immediatamente i protocolli di sicurezza nazionale e NATO, richiedendo il decollo d’urgenza dei caccia di difesa aerea dell’Aeronautica Militare e il totale isolamento della pista per le successive operazioni di bonifica degli artificieri.
La dinamica: minacce in quota e codici d’emergenza
Il primo livello di allerta è scattato intorno alle 09:40 a seguito di una segnalazione anonima che indicava la presenza di un ordigno a bordo di un aereo passeggeri. La situazione si è ulteriormente complicata a breve distanza di tempo con una seconda minaccia analoga indirizzata a un secondo aereo della stessa linea aerea.
Entrambi i velivoli si trovavano in movimento nei cieli quando è partita l’allerta: i piloti, ricevuta la comunicazione o riscontrata l’emergenza, hanno attivato i codici transponder previsti, innescando la catena di comando centrale della difesa aerea.
Lo “Scramble”: l’intervento in volo dei caccia dell’Aeronautica Militare
Poiché gli aerei erano già in volo, la sala operativa ha immediatamente ordinato la procedura di scramble – l’ordine di decollo immediato fornito ai caccia intercettori per intercettare minacce in quota.
- Decollo e intercettazione: Gli Eurofighter Typhoon dell’Aeronautica Militare si sono alzati in volo in tempi rapidissimi (spesso in regime supersonico) per raggiungere i velivoli commerciali nei cieli italiani.
- Scorta e supporto: I caccia si sono affiancati agli aerei di linea per eseguire un’ispezione visiva esterna, verificare che i piloti avessero il pieno controllo dei comandi e scortarli in sicurezza fino all’atterraggio stabilito sullo scalo romano.
- Priorità di volo: L’Ente Nazionale per l’Assistenza al Volo (ENAV) ha liberato le rotte aeree interessate per consentire agli aeromobili di atterrare in via prioritaria.
Il protocollo a terra: sbarco d’urgenza e bonifica degli artificieri
Non appena i velivoli hanno toccato terra, è scattato il rigoroso protocollo di sicurezza aeroportuale per la gestione delle emergenze ad alto rischio:
- Isolamento in piazzola remota: Gli aerei non sono stati condotti verso i terminal passeggeri, ma guidati e scortati in aree isolate della pista, debitamente distanti da edifici e altri velivoli.
- Evacuazione immediata: Equipaggi e passeggeri sono stati fatti sbarcare d’urgenza e trasferiti in sicurezza in apposite strutture dello scalo per le procedure di identificazione e assistenza.
- Ispezione speciale: Le forze dell’ordine, gli artificieri della Polizia di Stato e i Carabinieri, coadiuvati dalle unità cinofile antiesplosivo, hanno passato al setaccio la cabina di pilotaggio, l’area passeggeri, le stive e tutti i bagagli per escludere la presenza di materiale esplosivo.
Indagini per procurato allarme
L’operazione ha inevitabilmente generato rallentamenti e riassetti operativi nello scalo di Fiumicino durante le delicate fasi dei controlli. Nel frattempo, la Polizia di Frontiera Aeroportuale (Polaria) e le autorità giudiziarie hanno avviato le indagini per risalire all’origine delle comunicazioni anonime, ipotizzando a carico di ignoti il reato di procurato allarme (art. 658 del Codice Penale).
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