Nei giorni scorsi, i Carabinieri del Comando Provinciale di Caltanissetta hanno effettuato un mirato servizio volto alla tutela dell’ambiente e alla salvaguardia degli animali; in particolare, l’attività di controllo coordinata dal Reparto Territoriale di Gela, ha visto l’intervento congiunto della Stazione Carabinieri di Niscemi e degli specialisti del Centro Anticrimine Natura dei Carabinieri di Palermo – Nucleo CITES, con il supporto dei medici veterinari dell’A.S.P. di Caltanissetta, e si è conclusa con il deferimento in stato di libertà alla competente Autorità Giudiziaria di un commerciante trentottenne di Niscemi.
Nel corso di accurato sopralluogo effettuato in contrada Arcia, all’interno della riserva naturale protetta della “Sughereta di Niscemi”, i militari hanno scoperto un vero e proprio allevamento abusivo, costituito da quattro box prefabbricati realizzati su un terreno occupato illecitamente e in totale assenza dei prescritti titoli edilizi e paesaggistici.
All’interno delle gabbie erano rinchiusi nove cani in condizioni igienico-strutturali degradate: gli animali erano costretti su pavimentazioni in rete metallica, potenzialmente lesive per le loro zampe, e in totale assenza di sistemi per lo smaltimento delle deiezioni. I successivi controlli sanitari hanno evidenziato che ben cinque esemplari erano del tutto sprovvisti di microchip identificativo, mentre tre presentavano evidenti mutilazioni delle appendici corporee.
Alla luce delle gravissime irregolarità accertate, all’indagato sono stati contestati i reati di “maltrattamento di animali, abbandono di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, invasione di terreni o edifici, abusivismo edilizio in area protetta e violazione del vincolo paesaggistico”.
L’intera area abusiva e i nove cani sono stati sottoposti a sequestro penale: sugli animali sono tuttora in corso accertamenti da parte del Servizio Veterinario dell’A.S.P.
Si precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla Costituzione, per l’indagato vale il principio di presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva.
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